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Lifestyle | 06 aprile 2019, 10:56

Il mio mondo (eco)bio - La magia del sapone nero, di Cristina Garavaglia

Il mio mondo (eco)bio - La magia del sapone nero, di Cristina Garavaglia

Dal mondo degli Hamman un rituale di bellezza da scoprire

Con l’articolo di oggi vi voglio portare ancora una volta nel mondo affascinante degli Hamman e ovviamente dei prodotti utilizzati ilo tempore in questi regni di bellezza tutti al femminile, ormai diffusi anche in occidente.

E per inciso vi parlerò di un prodotto che ho sempre sentito citare ma che ho iniziato solo da pochissimo tempo ad apprezzare, complice il regalo della mia amica Elena: il sapone nero (anche noto come sapone africano o marocchino o ancora Beldi).

Per onestà mi sembra giusto dirvi che sto utilizzando il sapone nero all’olio di oliva e eucalipto di Isha Cosmetics, un’azienda italiana che coniuga la tradizione orientale con la moderna cosmesi di alta qualità, rispettosa dell’ambiente e delle risorse delle donne che lo producono nelle zone rurali di Aleppo.

Ma logicamente il discorso è valido per il sapone nero in generale, purchè sia puro e di qualità.

E visto che mi sta piacendo moltissimo non potevo che andarne a cercarne la storia e ho scoperto cose molto interessanti che vi volevo raccontare.

Inizio con il dirvi che non deve essere confuso con il ben più famoso sapone di Aleppo che contiene percentuali variabili di olio di alloro (in etichetta Laurus Nobilis Fruit Oil).

Diversamente il sapone nero è ottenuto con olio di oliva e eucalipto e proprio la presenza di questo olio lo rende estremamente emolliente e molto delicato sulla pelle e se lo dico io che ho una pelle schifosa c’è da crederci.

Si presenta come un sapone dal colore verde/marrone ambrato, disponibile sia in forma di pasta omogenea (e filamentosa simile al miele) che liquida, dalla profumazione caratteristica che oserei definire balsamica, realizzato secondo l’antica tradizione marocchina (o almeno così dovrebbe essere) e utilizzato negli Hamman come gommage delicato.

L’origine di questo sapone si perde nella notte dei tempi, sembrerebbe che un precursore del Beldi a base di olio, argilla e cenere fosse utilizzato ben 4000 anni fa in Siria, mentre solo successivamente nella regione di Essaouira in Marocco si sarebbe consolidata una delle tante ricette tradizionali che prevedono l’utilizzo di olio d’oliva, olive schiacciate e macerate in sale e potassio.

La ricetta tradizionale più diffusa (e pregiata) in Marocco dove è tipicamente utilizzato negli Hamman prevede invece l’impiego del solo olio d’oliva, potassio di sodio e olio essenziale di Eucalipto (e eventualmente di limone).

Come vi ho accennato, l’uso principale del sapone nero avviene negli Hamman dove è utilizzato come vero e proprio rituale di bellezza.

La procedura tradizionale prevede infatti un passaggio nel bagno turco, l’applicazione del sapone nero su pelle umida (viso e corpo) per qualche minuto, a seguire un dolce massaggio esfoliante (solo sul corpo) con il tipico guanto in tessuto (Kessa o Kassa) quindi la detersione con sapone di Aleppo.

Infine su pelle umida si applica acqua di rose per profumare viso e corpo e olio di argan per mantenere l’idratazione naturale della pelle.

Il sapone nero è quindi impiegato principalmente per favorire l’eliminazione delle cellule morte, delle impurità e delle imperfezioni (tipo peli incarniti) attraverso un’esfoliazione dolce e delicata che rende la pelle luminosa e radiosa.

Piccolo inciso il Kessa è uno dei prodotti cardine dalla cosmesi tradizionale marocchina, dalla trama appositamente pensata per realizzare un gommage profondo ma allo stesso tempo delicato del corpo e pertanto in grado di esfoliare e stimolare la circolazione senza irritare la pelle.

Si tratta quindi di un guanto del tutto adatto anche alle pelli più sensibili che non tollerano il ben più famoso guanto di crine.

Ma tornando al sapone nero c’è da dire che grazie alla sua composizione (è infatti ricco di vitamine A, E e D contenute naturalmente nell’olio d’oliva) risulta essere molto emolliente e lenitivo e pertanto adatto a qualsiasi tipo di pelle (anche secca o sensibile) e ai maschietti.

Non solo ma una delle sua proprietà è la protezione dai famosi radicali liberi che contribuiscono all’invecchiamento della pelle.

Detto questo non è assolutamente necessario andare in un Hamman (anche se mi piacerebbe e precisamente a quello delle Rose a Milano) per apprezzarne l’utilizzo considerata la particolare lavorazione che lo rende cremoso e ne agevola la stesura e successivo automassaggio.

È quindi possibile utilizzarlo dopo aver inumidito per bene la pelle con una doccia calda (per aprire i pori) avendo cura (dopo aver chiuso l’acqua) di applicarlo con un leggero massaggio circolare e di lasciarlo assorbire per circa cinque minuti, per poi procedere a utilizzare il Kessa per accentuare l’azione esfoliante, soprattutto sulle zone più ruvide come gomiti e talloni (evitando il viso ovviamente).

Dopo di che si procede al risciacquo con acqua tiepida e con l’applicazione su pelle umida di un olio vegetale, meglio se di argan per stare in tema Hamman.

E vedrete che pelle da favola.

Può essere utilizzato anche per un delicato gommage del viso semplicemente applicandolo su pelle umida (evitando occhi e labbra) per poi effettuare un massaggio delicato con le dita e sciacquare con acqua tiepida con l’aiuto di una spugna naturale.

La presenza di olio essenziale di Eucalipto poi attribuisce al sapone nero una vera e propria azione aromaterapica e una sensazione di freschezza che già da sole valgono l’acquisto.

E forse non ne siete informate, ma il sapone nero è anche il segreto della bellezza dei capelli delle donne marocchine.

Innanzitutto è ottimo come antiforfora naturale e in generale per la salute del cuoio capelluto (e come dicevo lascia una piacevole sensazione di freschezza) ma può essere tranquillamente utilizzato anche sui capelli, avendo cura di eseguire il risciacquo acido dopo l’utilizzo (un cucchiaio di aceto di mele in un litro di acqua a temperatura ambiente).

Considerato però che i nostri capelli sono meno robusti di quelli marocchini il mio consiglio è di utilizzarlo sulle nostre chiome una tantum e non ad ogni lavaggio.

Infine può essere utilizzato per le pulizie di casa, diluendolo in 4 parti di acqua in modo da ottenere un detersivo naturale per pavimenti, piatti e per il bucato bianco.

Quello che invece non saprete, a meno di essere stati in Marocco, è che il sapone nero è utilizzato per la rifinitura del Tadelakt, il tradizionale rivestimento murario utilizzato nei palazzi e soprattutto negli Hamman, per garantirne la necessaria impermeabilità.

Ciò detto e visto i suoi innumerevoli utilizzi, non mi resta che raccomandarvi di investire i vostri soldini acquistando un sapone nero di qualità piuttosto che un prodotto economico, tanto più che ne basta pochissimo e vi durerà una vita.

Come vi avevo detto prima in commercio si trova anche il sapone nero in forma liquida, tranquillamente utilizzabile per la detersione quotidiana in quanto molto delicato.

Logicamente è importante controllare la lista degli ingredienti (INCI) che deve essere la seguente: Aqua, Olea Europaea Fruit Oil, Potassium Hydroxide, Eucaliptus Globulosus leaf oil, (il d-limonene è invece facoltativo e consente di attribuire al prodotto un’ulteriore piacevole profumazione).

Detto ciò dopo la mia esperienza con il sapone nero sicuramente lo acquisterò in futuro.

NdR: quando cito prodotti e marche eco-bio (per lo più di piccole realtà artigianali) lo faccio solo a titolo di consiglio personale, perché li ho trovati favolosi e meritevoli di condivisione. Sentitevi pertanto liberi di sperimentare altre marche eco-bio, l’importante è che prima ne verifichiate l’INCI.

Cristina Garavaglia

Articolo tratto da www.ticinonotizie.it

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