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Attualità | 01 aprile 2020, 11:54

Sant'Angelo: sono passati sette anni da quando il sindaco Grossi e Davide Giacalone presentarono la “scuola digitale” a Regione Lombardia

Sant'Angelo: sono passati sette anni da quando il sindaco Grossi e Davide Giacalone presentarono la “scuola digitale” a Regione Lombardia

Dal primo decreto del ministero della Salute, firmato dal ministro Speranza d’intesa con il governatore Fontana, in data 23 febbraio 2020, le scuole non hanno più riaperto e tarderanno a farlo almeno fino a quando il territorio nazionale ritiri lo stato d’emergenza.

Da quel giorno i docenti hanno cercato di ristabilire il contatto con i propri studenti per continuare le lezioni scolastiche. I metodi per continuare l’attività didattica sono uno diverso dall’altro: mail, whatsapp e Google. Alcune classi, a mal fatica, riescono seguire le lezioni, altri sono bloccati al secondo trimestre.

Eppure, almeno in Lombardia, le cose potevano andare diversamente.

La stampa si occupò di questo nuovo strumento didattico innovativo che sette anni fa, esattamente il 27 giugno 2013, veniva proposto a Regione Lombardia da Matteo Grossi e Davide Giacalone (opinionista di Radio Rtl 102.5 e vicepresidente Fondazione Luigi Einaudi di Roma.

L’obiettivo era sì quello di eliminare i libri cartacei pesanti dalla schiena degli studenti ma prevedeva anche che qualora uno studente si assentasse per motivi di salute, lo stesso, poteva seguire ugualmente le lezione come se fosse presente in classe.

Era la Scuola Digitale che oggi sarebbe servita per concludere l’anno scolastico con un voto di merito e non, come presumibilmente deciderà il ministro all’Istruzione, con un voto politico uguale per tutti.

Grossi, insieme all’opinionista nazionale Davide Giacalone, nel 2013, già denunciavano l’Italia per trovarsi nelle ultime file in Europa per mancanza di supporti digitali nelle aule. Oggi come ieri, l’Italia, affianca Cipro, Malta e la Grecia. La soluzione era, ed è tuttora, quella di inseguire la metodologia didattica dell’Austria, della Germania, Danimarca e quella inglese. In questi Stati, da anni, si studia con testi formati e-book e sistemi educativi appunto digitali.

Grossi: “Persero un’occasione, non una sola volta ma ben tre”. Infatti Grossi e Giacalone si presentarono tre volte in Regione Lombardia: con l’assessore Melazzini, l’assessore Aprea e ultimamente con l’assessore Rizzoli, ma nulla da fare.

Grossi: “Non ci fu la svolta verso il digitale, decisero ancora per l’analogico: lavagna e gessetti. La politica odierna non è capace di prevenire, per capirle, devono picchiare la testa al muro. Si pensi al figurone se avessero adottato quanto noi proponemmo, oggi sarebbe esempio a tutta Italia. La scuola lombarda non si sarebbe fermata. Ora non si perda altro tempo”

 

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