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Economia | 04 giugno 2020, 16:57

Cisl Lombardia: «Le Rsa non possono essere più trasformate in reparti ospedalieri»

Il sindacato commenta le prime indicazioni sulla nuova delibera del Pirellone sulla messa in sicurezza delle case di riposo lombarde. Il segretario regionale Pierluigi Rancati: «Era ora che la Regione si ravvedesse, si pensi a un rilancio del ruolo delle Rsa sul territorio»

Cisl Lombardia: «Le Rsa non possono essere più trasformate in reparti ospedalieri»

La Cisl Lombardia in una nota commenta le prime indicazioni in arrivo sulla nuova delibera che Regione Lombardia sta predisponendo riguardo la messa in sicurezza delle case di riposo lombarde.  

«Dalle prime indicazioni sulla nuova delibera che Regione Lombardia intende assumere per la messa in sicurezza delle Rsa emerge un nuovo cambio di strategia - si legge nella nota - pare si abbandoni l’idea di realizzare Rsa-Covid per gli anziani positivi, o con sintomi suggestivi di infezione da Coronavirus e si prevede che gli ospiti delle Rsa che contraggono l’infezione siano tempestivamente ricoverati e curati in ospedale».

«Era ora che Regione si ravvedesse - commenta Pierluigi Rancati, segretario regionale Cisl Lombardia con delega alla Sanità - Le Rsa non sono e non possono essere più trasformate in reparti ospedalieri. Né sarebbe più immaginabile e ancora meno accettabile, in caso di una seconda ondata epidemica, che le Rsa diventino hospice o “lazzaretti” per anziani». «Giusta sarebbe anche l’indicazione, se confermata, di procedere con gradualità e con criteri di priorità a nuovi ingressi in struttura sui posti letto disponibili - aggiunge - . Qui però si dovrebbe cominciare a preparare un rilancio e un nuovo futuro per le Rsa. Esse sono e dovranno restare un soggetto importante del sistema lombardo di welfare, ma in un quadro di sviluppo dell’offerta di servizi per le persone anziane che regga il passo dei cambiamenti in atto da punto di vista della longevità, della cronicità e della struttura familiare».

La Cisl Lombardia ritiene che «le Rsa dovranno essere sempre più un presidio sul territorio, capace di interventi di prossimità per rispondere alle crescenti esigenze di sostegno domiciliare, rafforzando i servizi che queste strutture possono offrire attraverso modelli di assistenza innovativi come la residenzialità “aperta” e “leggera” e che non vanno nella sola direzione del ricovero in Rsa, oggi in almeno 10-20% dei casi inappropriato,  ma puntino ad accompagnare la persona  il più a lungo possibile in condizioni di autonomia  mantenendola nel proprio ambiente di vita con servizi alternativi, semiresidenziali o domiciliari».

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