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Economia | 24 novembre 2020, 19:00

Quali sono le differenze fra i vaccini per il SARS-CoV-2

Sono decine i vaccini per il nuovo Coronavirus che si stanno sperimentando nel mondo, con efficacia abbastanza simile. Facciamo chiarezza sulle differenze fra i tipi di vaccini.

Quali sono le differenze fra i vaccini per il SARS-CoV-2

Come non era finora mai successo nella storia dei vaccini antivirali, in meno di un anno dall'inizio dello sviluppo alcune cominciano già ad essere in dirittura di arrivo dell'ultima fase di sperimentazione umana. Già la scorsa primavera i più ottimisti avevano ipotizzato il rilascio dei primi vaccini nell'autunno 2020 e a quanto pare qualcuno ci sta riuscendo, con annunci di risultati più che incoraggianti come il vaccino della americana Moderna che coprirebbe al 94,5% la popolazione di chi accetta di farselo inoculare.

Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità, al 17 settembre 2020, 36 candidati vaccini erano in fase di valutazione clinica per il trattamento di Covid-19 e 146 vaccini candidati erano in valutazione preclinica. Dato che i vaccini possono essere applicati per la profilassi e il trattamento dell'infezione da SARS-CoV-2. Introduciamo i recenti progressi dei vaccini terapeutici candidati contro SARS-CoV-2, per capirne le differenze.

In generale ogni tipo di vaccino ha lo scopo di ridurre una risposta del sistema immunitario della persona a cui viene somministrato, in modo tale da forzare le difese a creare i propri anticorpi idonei a respingere di contagio e creare una cosiddetta "memoria immunitaria". Infatti, uno dei primi punti sui quali tutti i lavoratori che lavorano allo sviluppo sono interessati è capire quanto duri questa memoria, in altre parole per quanto tempo si rimane immuni dal momento della vaccinazione.

Il famoso vaccino in via di sviluppo da parte dell'Università di Oxford in collaborazione con un'azienda di Pomezia è basato su vettori virali derivati da adenovirus, in grado di creare "il gancio" necessario alla proteina Spike per legare il virus alle cellule umane e diffondersi nell'organismo. Per quanto riguarda il vaccino prodotti negli Usa da Moderna, è stato scelto un approccio di nuova generazione con l'iniezione di un RNA (ossia codice genetico modificato ad hoc) che, una volta entrato nelle cellule umane, dovrebbe essere tradotto nella proteina spike che dovrebbe poi indurre la produzione di anticorpi neutralizzanti. Alcuni gruppi cinesi hanno deciso di intraprendere la classica strada del vaccino basato su virus inattivato, mentre in India alcune preferiscono lavorare con il virus vivo attenuato. La quarta ed ultima strada percorribile, almeno con le attuali conoscenze scientifiche, è quella di ricorrere alle proteine ricombinate già in uso con successo per altri vaccini.

Ora la sfida si sposta sulle autorità governative per aggiudicarsi in anticipo ingenti rifornimenti di vaccini per i propri cittadini, stanno attenti a ripartire bene le scorte tra le categorie più esposte al rischio di contagio. Senza dubbio il personale di servizi strategici come quelli sociosanitari, ma anche malati cronici e gli anziani, che spesso soffrono di molteplici malattie croniche che affossano il sistema immunitario e frequenti disabilità motorie aggravate da una dieta povera di calcio e vitamina K di alimenti amici delle ossa, come natto, verza e soia, nonché importanti per la memoria e la coagulazione che costituisce il primo fattore di causa di decesso da Covid-19 a causa di trombi nei vasi sanguigni polmonari.

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