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Cronaca | 28 gennaio 2022, 11:46

Frode informatica, la Finanza sequestra beni per 800mila euro alla contabile

La donna, residente a Gallarate, è stata condannata in via definitiva: aveva sottratto le password di accesso ai numerosi conti correnti di una società di Varese simulando pagamenti ai fornitori appropriandosi del denaro. Sotto sequestro anche una barca a vela

Frode informatica, la Finanza sequestra beni per 800mila euro alla contabile

I Finanzieri del Comando Provinciale di Varese hanno dato esecuzione a una sentenza del Tribunale di Milano con la quale è stata disposta, tra l’altro, la confisca di tre autovetture, quattro motocicli, un quadriciclo ed una imbarcazione a vela di oltre 10 metri che, dopo essere già stati sequestrati nel corso delle indagini preliminari nei confronti dell’imputata, ora sono stati definitivamente acquisiti al patrimonio dello Stato.

Tale provvedimento è giunto al termine di tutti i gradi di giudizio che hanno portato alla condanna alla pena di tre anni di reclusione, divenuta definitiva a seguito di pronuncia della Corte di Cassazione, di una donna residente a Gallarate che, in base alle indagini svolte nel 2019 dal Nucleo di Polizia Economico Finanziaria di Varese, aveva sottratto fraudolentemente le password/token di accesso ai numerosi conti correnti di una società di Varese facente parte di una multinazionale tedesca leader mondiale nell’ottimizzazione dell’acqua potabile.

In particolare, all’epoca impiegata della società, attraverso l’alterazione del software gestionale in uso all’azienda, la stessa aveva simulato contabilmente l’esecuzione di pagamenti a fornitori, sostituendo le coordinate bancarie dei legittimi destinatari dei bonifici con quelle riferite alla propria persona, appropriandosi di ingenti somme proprio grazie all’alterazione del software gestionale in uso all’azienda.

Al termine delle indagini preliminari consistite nella minuziosa analisi di materiale informatico, di accertamenti bancari e patrimoniali, nonché di escussione di persone informate sui fatti, la polizia economico-finanziaria aveva proceduto alla ricostruzione del volume dei proventi illecitamente accumulati dalla principale responsabile, quantificati in oltre 1,8 milioni euro, che sono stati oggetto di segnalazione alla Procura di Milano nonché, per il relativo recupero a tassazione, una maggiore imposta (evasa) pari a 890.900 euro, ai competenti uffici finanziari.

I risultati dell’indagine condotta trasversalmente tanto sotto il profilo amministrativo-tributario quanto quello penale confermano l’impegno della Guardia di Finanza nella salvaguardia della legalità nel tessuto socio-produttivo ed a sostegno delle imprese che subiscono forme di illecito economico-finanziario in loro danno.

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