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Sport | 29 dicembre 2022, 20:11

Addio a Pelé, ma il mito è vivo. Perché sì, «i momenti felici sono eterni»

A 82 anni si è spento il campione brasiliano e mito assoluto, circondato dall'affetto della sua famiglia e di tantissimi tifosi. O Rei aveva incoraggiato fino all'ultimo il Brasile ai Mondiali e fatto i complimenti all'Argentina: «Diego certamente starà sorridendo»

Foto dal profilo Instagram del campione

Foto dal profilo Instagram del campione

O Rei si è spento dopo una lunga sfida contro la malattia. Pelé è morto a 82 anni, circondato dall’amore della famiglia - che ha trascorso con lui le ultime giornate e notti in ospedale - e dall’affetto dei tifosi brasiliani e di tutto il mondo. 

«I momenti felici sono eterni» ha scritto poche ore fa una dei figli, Kely, postando un’immagine tutti insieme in un’occasione lieta appunto. È proprio lei ad aver dato l'annuncio questa sera, postando una foto con tutte le mani dei familiari riuniti all'ospedale.

Figlio di un calciatore, Dondinho, che ebbe la carriera interrotta da un infortunio, Edson Arantes do Nascimento è un campione - tre volte del mondo con il Brasile, un primato -  E un mito. La sua carriera è stata legata al Santos, che gli è rimasto accanto anche nelle ultime ore cambiando il proprio stemma: la corona del Re si è posata tra le due stelle. Ha trascorso gli ultimi anni della carriera negli Usa, con i New York Cosmos. 

È stato dichiarato tesoro nazionale del Brasile, ma anche patrimonio sportivo dell’umanità. Ha segnato 1.281 gol comprensivi di amichevoli, incontri non ufficiali e nelle giovanili: 757 quelli accreditati.Da bambino puliva le scarpe per guadagnare qualcosa e non poté comprarsi un pallone: si disse che si allenava con un mango o con un calzino pieno di stracci. E ai bambini ha pensato attraverso la Pelé Foundation.

Ex ministro dello Sport, ha amato il suo Brasile fino all’ultimo, incoraggiando la sua nazionale anche agli ultimi Mondiali dall'ospedale, e ha fatto i complimenti all’Argentina, assicurando: «Certamente Diego (Maradona)  starà sorridendo».

Come ha incoraggiato tutti i fans in apprensione per lui poche settimane fa, dopo il ricovero all'ospedale Albert Einstein di San Paolo. «Sono forte» ha assicurato. E lo è stato, lo è. Anche adesso che vola via a fare gol in cielo, su cui sembrava stagliarsi la mitica rovesciata che anche il film “Fuga per la vittoria” volle consacrare.  

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