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Cronaca | 25 maggio 2023, 21:00

Sannazzaro: sigilli sull'impianto di depurazione della raffineria Eni

Al momento non sono note le ragioni del provvedimento emesso in queste ore dall'autorità giudiziaria

Il cartello apparso nelle scorse ore sul depuratore

Il cartello apparso nelle scorse ore sul depuratore

Nessuna comunicazione ufficiale almeno per ora è giunta in municipio a Sannazzaro de' Burgondi circa il sequestro del Tae (l'impianto di trattamento della acque affluenti) il depuratore posto a lato della strada provinciale 28 per Pieve del Cairo e collegato da una passerella aerea che attraversa la strada per collegarsi alla limitrofa Raffineria, eseguito nelle scorse ore dai carabinieri forestali su disposizione della Procura della Repubblica di Pavia.

E' qui che le reti fognarie arrivano al Tae per essere depurate.

Le modalità prevedono una stazione di sollevamento dei reflui, poi una sezione chimico-fisica di flocculazione  degli scarichi, quindi una stazione biologica a fanghi attivi ed infine il trattamento dei fanghi con il loro ispessimento.

Le acque depurate vengono scaricate nel corpo idrico detto Roggiolo posto anch'esso sotto sequestro, mentre parte delle acque viene riciclata nei processi industriali a monte.

Come annualmente specifica il Gruppo Eni nel suo “bilancio ambientale” i valori analitici si mantengono sotto i limiti di legge.

Qualche anomalia si sarebbe invece registrata in questi ultimi giorni, ma al momento non si segnalerebbero particolari allarmi, visto il mancato avviso da parte degli organi competenti al sindaco Roberto Zucca. In questa fase si può ipotizzare una fuoriuscita o un guasto al depuratore biologico che è del tutto similare agli impianti utilizzati dai comuni per la gestione delle acque reflue domestiche.

Le acque depurate vengono poi raccolte dal colatore Roggiolo che scorre sotto la Costa di Sannazzaro, da qui partono due diramazioni destinate all'uso agricolo per poi ricongiungersi in prossimità del torrente Ariazzolo, punto di immissione e limite del sequestro emesso in queste ore da parte dell'autorità giudiziaria. 

Un caso di anomalia negli scarichi era stato rilevato nel gennaio del 1990 da alcuni cacciatori che avevano notato nel Roggiolo uno strato di vegetazione di evidente colore rossastro.

Ci fu un interessamento del comune di Sannazzaro e di Arpa che evidenziarono un'esplosione di sali ferrrosi che avevano rilasciato alle alghe del Roggiolo quella colorazione anomala.

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