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Attualità | 01 dicembre 2023, 18:34

LA STORIA. Morgan e la sua vita da pastore, tra gli alpeggi e la pianura del Magentino: “Non cambierei il mio lavoro per niente al mondo”

Lo incontriamo nei pressi della Fagiana con le sue 900 pecore. Sono in due e quattro cani pastore. Una vita difficile, un mestiere forse destinato a scomparire

LA STORIA. Morgan e la sua vita da pastore, tra gli alpeggi e la pianura del Magentino: “Non cambierei il mio lavoro per niente al mondo”

Morgan ha 30 anni e, nella sua vita, ha scelto di fare il pastore. Un lavoro che è destinato a scomparire nei prossimi anni e che fa quasi parte di un’epoca che non esiste più. La sua è stata una libera scelta, non un obbligo o un dovere perché il padre già lo faceva. E questo fa di lui un personaggio quasi unico. Lo incontriamo nei terreni vicini alla riserva naturale della Fagiana del Parco del Ticino, a Pontevecchio di Magenta, con le sue 900 pecore. E’ il periodo della transumanza. “Tutti gli anni scendiamo dagli alpeggi, verso la metà di settembre, per venire in questi posti che conosciamo molto bene – racconta – e ci rimaniamo fino a metà maggio”.

A Morgan piacevano gli animali e così a 16 anni ha deciso di aggregarsi ad un altro pastore. Oggi sono in due, lui è del biellese ma si è preso una casetta a Casterno, Robecco sul Naviglio per poter essere vicino alla compagna e al figlioletto di 5 anni. Il suo socio è del bergamasco. “La sera vado a casa a far la doccia e a mangiare, ma poi torno a dormire vicino alle pecore nella roulotte – continua – non possiamo abbandonarle, anche se abbiamo quattro cani pastori che fanno il grosso del lavoro e sono per noi un aiuto insostituibile”. Ci sono i rischi che qualche malintenzionato si avvicini, c’è il lupo che per i pastori rappresenta un grossissimo pericolo. C’è il freddo pungente di questi giorni. Eppure Morgan di una cosa è sicuro: “Non cambierei questo lavoro per nient’altro al mondo. E’ la mia vita”. La vita del pastore non è monotona, anzi tutt’altro. Dalla pecora che partorisce a quella da recuperare o che si fa male. Ogni giorno è diverso dall’altro.

“A metà maggio ci dividiamo – continua – una parte del gregge mi seguirà a Gressoney, in Valle d’Aosta. Altri due piccoli greggi andranno in Valle Seriana e al confine con il bresciano”. Guarda il cielo e sorride Morgan. Racconta aneddoti ed episodi che accadono spesso. “L’altro giorno stavamo attraversando le strade di Pontevecchio e molti bambini si fermavano a guardare le pecore – conclude – è bello quando i bambini vengono a trovarci o si fermano a guardarci. Spesso la gente si arrabbia con noi e ci urla addosso tante parole. Soprattutto gli automobilisti che non hanno tempo di fermarsi, nemmeno per pochi secondi e noi rappresentiamo un fastidio. Sono, soprattutto, gli adulti e gli anziani, ad arrabbiarsi. Non abbiamo più tempo per fermarci a guardare un gregge che passa. E’ per questo che, quando attraversiamo un centro abitato, preferiamo farlo di notte. Per non dare fastidio a nessuno”.

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