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Cronaca | 19 settembre 2018, 00:00

Momenti di tensione al carcere dei Piccolini, un detenuto da fuoco alla cella e poi tenta di aggredire un agente

L'episodio è accaduto nella notte fra lunedì e martedì, il personale della casa circondariale è dovuto intervenire per riportare tutto alla normalità ed evitare conseguenze peggiori

Momenti di tensione al carcere dei Piccolini, un detenuto da fuoco alla cella e poi tenta di aggredire un agente

E' stata una notte decisamente movimentata quella vissuta alla casa circondariale dei Piccolini di Vigevano fra lunedì e martedì. A darne notizie è Pierpaolo Minetola, Dirigente UILPA Polizia Penitenziaria di stanza presso l’istituto di Vigevano.

Un detenuto nordafricano ha appiccato il fuoco all'interno della propria cella e poco dopo ha tentato di aggredire un agente di polizia penitenziaria riempiendolo di insulti ed epiteti di ogni tipo. A quel punto è intervenuto il personale in servizio alla casa circondariale per evitare che la situazione degenerasse ulteriormente.

Lungo il tragitto che conduceva all'isolamento l'uomo ha trovato man forte in un altro detenuto per proseguire nelle proprie rivendicazioni. Sembrerebbe dalle prime indiscrezioni, che siano state anche ritrovate alcune lamette da barba destinate ad essere utilizzate contro il personale del carcere e poste sotto sequestro.

Per uno dei due detenuti è stato necessario il trasporto al Pronto Soccorso, a causa delle ferite e dei tagli procuratisi battendo la testa contro il muro.

Sull’episodio è intervenuto Gian Luigi Madonia, Segretario Regionale del sindacato: “Ormai gli eventi critici presso gli istituti, sono all’ordine del giorno. Alcuni giorni fa a Bergamo, oggi a Vigevano, domani dove si verificherà un’altra aggressione?? Insomma, la percezione di pericolo del personale è in costante aumento, così come aumenta il senso di abbandono rispetto alle politiche centrali e alla politica in generale. La situazione all’interno dei penitenziari è pesante e le difficoltà di tenuta del servizio e di gestione dei soggetti cominciano ad essere troppe, fino al punto di far emergere la debolezza di un sistema che spesso si contorce anche sull’opportunità di immediato allontanamento “punitivo” dei soggetti indisciplinati. Cosa aspettano gli Organi centrali ad avviare uno studio serio e concreto sui fenomeni che si verificano all’interno degli istituti? Cosa aspettano per dare prova di voler ripristinare davvero la legalità all’interno delle carceri? Nel frattempo che i politici si mettono d’accordo su quali misure di prevenzione adottare all’interno delle sezioni, prima o poi si registrerà la tragedia. Noi speriamo sempre di no ovviamente e che si eviti il peggio. I fatti però dicono che i provvedimenti più volte annunciati da illustri ed autorevoli esponenti del Governo fanno fatica a concretizzarsi. Adesso possiamo solo affermare che trattasi di annunci che sanno solo di una campagna elettorale che, a quanto sembra, non si è mai fermata

Le preoccupazioni del leader regionale della UIL: “La Polizia Penitenziaria oggi vive due rischi, uno strettamente connesso all’altro. Il primo è quello che riguarda l’incolumità personale, ovvero di tornare a casa ferito o peggio di “non tornare a casa”, l’altro è quello prodotto dal senso di abbandono ormai non più solo percepito, bensì certificato. Elemento che giorno dopo giorno genera una pericolosa disaffezione, i cui effetti deleteri ricadranno sulle responsabilità, se non altro morali, di quegli “scienziati” che hanno portato il carcere ad essere quello che è

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