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Eventi | venerdì 07 dicembre 2018, 11:48

#Aspassoxvoi: leggende e curiosità sul Natale lombardo

A cura di Federica Goi

#Aspassoxvoi: leggende e curiosità sul Natale lombardo

Contrariamente alla mia indole di girovaga dei weekend, c’è solo un fine settimana all’anno dove non sopporto di uscire di casa: quello di Sant’Ambrogio. Mentre per molti è un’occasione per concedersi una mini vacanza o una pausa dal quotidiano, per me il 7 e l’8 di Dicembre coincidono con un solo impegno: addobbare l’albero di Natale! Dal momento che non andrò “a spasso per voi” che ne direste se vi raccontassi qualche curiosità tipica del Natale e dell’inverno in Lombardia per creare la giusta atmosfera

  • Panettone. Quando si parla di Natale non può certo mancare il racconto sulle origini del nostro dolce tipico! Riguardo a quest’ultima esistono diverse leggende, ma quella più conosciuta è sicuramente la versione riguardo la quale durante un banchetto alla corte di Ludovico il Moro il 24 Dicembre il cuoco avesse bruciato il dolce destinato alla chiusura della cena. Un giovane sguattero di nome Toni salvò la situazione  lavorando un panetto di lievito madre che aveva conservato per Natale a più riprese con farina, uova, zucchero, uvetta e canditi, fino a ottenere un impasto soffice e molto alto. Gli ospiti ne andarono matti e alla domanda sulla provenienza del dolce da parte dei duchi viene risposto: “L’è ul  Pan de Toni”!
  • Se non esiste Natale senza panettone, i più tradizionalisti non potranno dimenticare di mettere anche del torrone sulla tavola. Anche su questo dolce sono diverse le leggende, ma quella più nota è quella diffusa dai cremonesi, che rivendicano la paternità del dolciume in questione e anche in questo caso c’entrano gli Sforza. Si narra infatti che il Torrone fu preparato per il banchetto di nozze di Bianca Maria Visconti con Francesco Sforza, il 25 ottobre 1441. La forma del torrone riprodurrebbe fedelmente il Torrazzo, la torre campanaria della città (e da cui probabilmente deriverebbe il termine torrone).
  • I Magi a Milano. Nella Basilica di Sant’Eustorgio vicino Porta Ticinese riposano parte delle reliquie che si pensa fossero appartenenti ai Re Magi. La chiesa di Sant’Eustorgio venne eretta nel 344 D.C. dal vescovo omonimo, al fine di esservi poi sepolto e riposare accanto ai Magi stessi. Nel 1162 l’imperatore Federico Barbarossa fece distruggere la chiesa e si impossessò delle reliquie dei Magi, che vennero trasferite a Colonia, dove sono tutt’ora. Nel 1904 però l’allora Arcivescovo di Colonia Fischer ridonò parte delle reliquie al Cardinal Ferrari, arcivescovo di Milano a quel tempo, che diede ordine di ricollocarle nella loro posizione originaria.
  • I mercanti di neve. Gennaio è forse il mese più ricco di importanti ricorrenze per i Santi e i proverbi a loro legati in dialetto lombardo! Una delle storie più conosciute della nostra tradizione è quella dei Mercanti di neve: Ovvero i tre Santi, Sant’Antonio, San Mauro e San Sebastiano (a cui si aggiungono anche altre figure come ad esempio Sant’Agnese in diverse zone della lombardia) che avrebbero portato abbondanti nevicate sulla pianura. Il proverbio a loro legato recita così “San Maur un frec de diaul, Sant Antoni un frec de demoni, San Sebastian un frec de can”. Questi detti aiutavano a fissare nella memoria popolare quanto succedeva ogni anno a livello climatico e ad aiutare i contadini a pianificare di conseguenza l’attività dei campi
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  • La Giobia o Giubiana. A fine Gennaio in molte piazze lombarde è tradizione organizzare un falò dove si brucia il fantoccio di una strega per scacciare l’inverno e propiziare l’arrivo della primavera. Ma da dove arriva questa consuetudine? Anche in questo caso ci sono diverse versioni, ma quella più affascinante è sicuramente quella secondo la quale la Giubiana fosse una strega magra che portava calze rosse e si nascondeva nei boschi per spaventare i bambini e mangiarli. Una sera una mamma preparò un risotto con la luganega (salsiccia) e lo mise sulla finestra della sua casa, accanto ad un piccolo cucchiaio. La strega attirata dal profumo si avvicinò ed iniziò a mangiare, ma essendo la posata minuscola restò impegnata molto tempo, non accorgendosi del sorgere del sole che l’avrebbe poi ridotta in cenere. E voi ci credete nelle leggende popolari?
  • Articolo in collaborazione con www.ticinonotizie.it
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