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Attualità | 21 marzo 2019, 12:56

Isee, Vigevano continuerà a chiedere certificazioni agli extracomunitari

Respinta in consiglio comunale la proposta delle opposizioni di abbandonare il metodo già bocciato dal tribunale di Milano per il caso Lodi e sul quale pende una causa anche contro il comune di Vigevano. L’amministrazione continuerà a chiedere agli extracomunitari di certificare la situazione patrimoniale in patria per l’accesso alle tariffe agevolate delle mense scolastiche

Isee, Vigevano continuerà a chiedere certificazioni agli extracomunitari

La proposta delle opposizioni era chiara: se Lodi ha smesso di chiedere le certificazioni ai cittadini extracomunitari per l’accesso alle tariffe agevolate dei servizi a domanda individuale (su tutti le mense scolastiche), dovrebbe farlo anche Vigevano. Perché il principio dichiarato discriminatorio dal tribunale di Milano è lo stesso in vigore in entrambe le città. Lodi, dopo aver perso in primo grado la causa contro l’Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione e in attesa dell’appello, ha deciso come autotutela di abbandonare il sistema per il quale, presentando l’Isee, viene chiesto ai cittadini extracomunitari di allegare un documento con il quale un’autorità del Paese d’origine attesti la situazione patrimoniale in patria. Questo perché, se si è proprietari di una casa, l’indicatore Isee sale e non è detto che poi si rientri nelle fasce per cui è prevista la tariffa ridotta.

Un modo per non discriminare gli italiani che hanno dichiarazioni trasparenti nei confronti di stranieri che magari sono proprietari di mezza città nel loro Paese ma che da noi risultano nullatenenti”, secondo Daniela Parini (Gruppo Civico) dalla maggioranza. “Un escamotage per ostacolare categorie contro le quali c’è un pregiudizio”, secondo Emanuele Corsico Piccolini (Partito Democratico) dall’opposizione. Giuseppe Madeo (Per Vigevano) ne fa anche una questione di convenienza per l’amministrazione: “Il comune di Vigevano è già stato chiamato in giudizio su questo tema, e sono stati spesi dei soldi per le spese legali che aumenteranno se ci saranno ulteriori cause in futuro”. È attesa infatti a giorni la sentenza del tribunale, dato che l’Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione, dopo aver vinto la causa contro il comune di Lodi ne ha fatta una identica contro il comune di Vigevano.

Il punto – spiega Arianna Spissu del Pd – è che ai cittadini extracomunitari si chiedono documenti in più rispetto a quelli richiesti agli italiani, e per procurarsi questi documenti gli stranieri devono ritornare in patria con tutta la famiglia per almeno due settimane. In alcuni Stati – conclude – la documentazione non è nemmeno ottenibile, perché non esiste il catasto”. Dalla maggioranza, la capogruppo della Lega Daniela Carignano cita una sentenza del Tar favorevole al comune di Sesto San Giovanni, contro il quale si era appellata una cittadina dell’Ecuador rimasta esclusa dalla graduatoria delle case popolari perché non aveva dimostrato di non possedere immobili in patria. “Un caso diverso – ribatte ancora la consigliera Spissu – perché nell’assegnazione delle case popolari il comune di Sesto San Giovanni chiede questo documento a tutti, anche agli italiani”.

Ancora più duro è il consigliere Madeo: “La discriminazione nasce nel momento in cui si attua un trattamento diverso fra comunitari ed extracomunitari, e se questa amministrazione dichiara che questo procedimento non è discriminatorio se ne deve prendere le responsabilità politiche e anche legali, dal momento che fra pochi giorni arriverà la sentenza del tribunale”. Risponde l’assessore Andrea Ceffa, da sempre sostenitore di questo tipo di procedura: “È in vigore dal 2015, e per tre anni nessuno ha mai avuto nulla da ridire. Non sono per niente convinto che il tribunale darà torto al comune, e in ogni caso prima di agire aspettiamo la sentenza. Siamo convinti invece di non avere agito in maniera discriminatoria, ma di aver applicato una normativa nazionale sull’Isee che tra l’altro è stata più recentemente applicata anche per la presentazione delle domande per il reddito di cittadinanza”.

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