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Attualità | 05 maggio 2020, 10:19

Indiscrezioni sulla riapertura delle palestre? Se fossero vere, allenarsi sarebbe un incubo e non un piacere

Circolano ipotesi sulla riapertura delle palestre per il 18 maggio o la settimana successiva che appaiono inverosimili agli stessi proprietari dei centri fitness. Così come le presunte norme da seguire: trasformerebbero l'ora di allenamento non in uno svago o in un momento di benessere ma in un vero e proprio "incubo"

Indiscrezioni sulla riapertura delle palestre? Se fossero vere, allenarsi sarebbe un incubo e non un piacere

Tutti gli attrezzi dovranno essere sanificati subito dopo l’uso di ogni singolo cliente e gli spogliatoi saranno chiusi così come le aree comuni. Di più: nelle palestre più piccole si potrà andare solo su appuntamento e nelle altre in base a scaglioni ferrei o a gruppi. E ancora: si potrà essere seguiti solo a distanza di due metri dall'istruttore (in guanti e mascherina, sempre) che però potrebbe o dovrebbe fare lezione preferibilmente "da remoto", o da un altro ambiente. Non solo: lo spazio a disposizione di ognuno dovrebbe essere almeno di 7 metri quadri. 

Ci fermiamo qui perché chiunque sia mai stato in vita sua in una palestra avrà già capito che le indiscrezioni sulle norme da seguire per la possibile riapertura che stiamo leggendo da parecchie ore su tutti i giornali, e che sarebbero trapelate addirittura dal ministro dello Sport Spadafora, pronto a sottoporle al "mitico" comitato tecnico-scientifico, sarebbero totalmente inapplicabili sul campo.

Al di là del merito, risulta incomprensibile, a detta degli stessi imprenditori del fitness, come non ci sia stato alcun loro coinvolgimento nella stesura di questo fantomatico protocollo: dovrebbero essere invece i primi da ascoltare per capire cosa è attuabile e cosa no, visto che in prima linea ci sono loro, sia per la conoscenza della materia che dei clienti e del modo migliore per accoglierli e comunicare con loro.

Alcune delle norme pensate in quest'ipotesi risultano fantascientifiche: impensabile che una piccola palestra possa ricevere solo per appuntamento quando già nell'era precedente al virus faticava a reggere i costi e a mantenere i dipendenti in regime di entrata libera. Un paio di clienti all'ora, quando prima ne entravano dieci o venti volte tanti? Superfluo aggiungere quale sarebbe il destino di queste piccole palestre.

L'idea di tenere gli istruttori in altri ambienti (quali?) o collegarli da remoto (dove? Sui maxischermi?) per farli interagire con le persone presenti in sala attrezzi o cardio è così lontana dalla sua possibile applicazione e dalla realtà da essere stata evidentemente partorita su Marte o Giove. Togliendo il rapporto sociale con l'istruttore, tanto varrebbe allenarsi in solitaria a casa o nei boschi, per chi può farlo.

Tragicomico pensare di potersi mettere con metro e righello a misurare gli spazi all'interno di un centro fitness, stabilendo quanto spetta a ciascuno, senza avere la più pallida idea di quanto siano diverse le dimensioni di piccole, grandi e medie palestre, e di quanto si debba tener conto di questa "diversità" di dimensione prima di misurare la "gabbia" destinata ad ognuno per allenarsi. 

L
a chiusura degli spazi comuni? La palestra "è" di per sé uno spazio comune. Mettere il lucchetto a spogliatoi e docce, facendo magari cambiare in auto o fuori dall'ingresso i clienti (e quindi creando un assembramento addirittura prima di iniziare), invece di pensare a un numero chiuso di quest'area - in questo caso, sì, sarebbe un'ipotesi applicabile - la dice lunga su quanto sia impervia la strada abbozzata.

In conclusione, l'idea migliore per trasformare in un incubo e in una pena ciò che era un momento di liberazione e benessere personale è contenuta in queste poche, confuse e ipotetiche norme di un'altrettanto ipotetica apertura.

La palestra non può essere trasformata in un ambulatorio, dove siamo costretti a recarci per situazioni di necessità e urgenza. Prima di mettere una pietra tombale su un settore già abbandonato a sé stesso da quasi tre mesi, bisognerebbe almeno ascoltare cosa ha da dire: ne uscirebbero proposte certamente migliori, e realizzabili.

Andrea Confalonieri - Varese Noi

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