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Sport | 13 maggio 2020, 10:42

«Il calcio non può ripartire». Le curve d'Italia e d'Europa chiedono lo stop assoluto

Ecco il documento con cui alcune delle principali tifoserie organizzate chiedono «di mantenere ferme tutte le competizioni calcistiche finché affollare gli stadi non tornerà a essere privo di rischi per la salute»

«Il calcio non può ripartire». Le curve d'Italia e d'Europa chiedono lo stop assoluto

«Stop ai campionati di calcio». A chiederlo sono alcune delle principali curve d'Italia e d'Europa, tra cui la tifoseria organizzata dal Varese del Cuv 19. Insieme ai sostenitori biancorossi ci sono - tra i tanti - quelli della Curva Nord dell'Atalanta, quella del Brescia, i Viking della Juventus, la Curva B del Napoli ma anche gli Ultras della Pro Patria, quelli del Saronno, i Boys Lilla del Legnano e la Curva del Como oltre ad alcune storiche tifoserie del basket come gli Eagles Cantù e la Fossa dei Leoni bolognese. Aderiscono alla richiesta di non riprendere i campionati in tutta Europa anche le tifoserie del Real Madrid (Ultras Sur), Bayern Monaco, Siviglia, Anderlecht, Marsiglia e tante altre.

«L'Europa è nella morsa del Coronavirus - si legge tra l'altro nel documento - e la salute pubblica è il primo obiettivo per tutti. Per questo riteniamo più che ragionevole pensare a uno stop assoluto del calcio europeo invece di ripartire perché siamo fermamente convinti che a scendere in campo sarebbero solo ed esclusivamente gli interessi economici». La richiesta agli organi competenti è quella di mantenere ferme le competizioni calcistiche europee finché «affollare gli stadi non tornerà a essere un'abitudine priva di rischi per la salute collettiva». Le curve che firmano il documento chiedono che il calcio non sia più considerato «un'industria dove le pay tv tengono sotto scacco le società, alimentandole con i propri diritti e permettendo alle stesse di poter pagare stipendi spropositati ai calciatori».

«Tutto questo deve cambiare - conclude il documento - siamo pronti a confrontarci con chi di dovere per tornare a vivere la nostra più grande passione in prima persona e per fare in modo che questo torni ad essere uno sport popolare».

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