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Cronaca | 03 giugno 2021, 09:23

Forchettoni usati già nel 2014 sulla funivia del Mottarone? Ecco il video che apre nuove domande

L'acquisizione dei filmati degli anni scorsi potrebbe aprire una prospettiva diversa su quanto accaduto: già nel 2014 venivano utilizzati i "forchettoni"? La Procura vuole fare luce sulle questioni tecniche che hanno determinato la rottura della fune traente

Un fermo immagine del video amatoriale finito al centro delle ultime indagini

Un fermo immagine del video amatoriale finito al centro delle ultime indagini

Ora la procura della Repubblica di Verbania avrà nuove - e non poche - domande da fare alle persone che popolano il "piccolo mondo" che ruota intorno alla funivia del Mottarone. E in particolare a quelle che ne fanno parte da più tempo. Perché l'acquisizione dei filmati amatoriali, girati da un videomaker svizzero, che dimostrerebbero che già nel 2014 sull'impianto venivano utilizzati i cosiddetti 'forchettoni', apre una prospettiva visuale diversa sui tragici eventi del 23 maggio scorso.

Finora si pensava che il campo dell'indagine fosse circoscritto in un mese, dalla fine di aprile a quella maledetta domenica. Ora invece, qualora dai filmati emergesse davvero quella che appare essere una novità importante, diventerebbe indispensabile ricostruire il più possibile la storia degli ultimi sette anni della funivia del Mottarone.

Ieri Olimpia Bossi, il capo della procura verbanese, non ha commentato questo nuovo elemento che ha fatto irruzione sulla scena: memore delle polemiche sulla spettacolarizzazione mediatica dell'inchiesta sul tragico schianto della funivia, si è riservata di esaminare il documento con attenzione. Ma dagli ambienti investigativi, subito qualcuno ha riportato all'attenzione la singolare coincidenza delle date: il filmato del videoamatore svizzero è del 2014, l'anno in cui la funivia fu chiusa per un radicale intervento di ristrutturazione durato fino all'agosto 2016. Sarà certamente questo uno degli aspetti più importanti del lavoro dei magistrati nei prossimi giorni.

 

 

Intanto, dominano la scena soprattutto le questioni tecniche che ruotano intorno alle ragioni che hanno determinato la rottura della fune traente. Nelle scorse ore investigatori e inquirenti hanno avuto un lungo incontro con Giorgio Chiandussi, l'ingegnere del Politecnico di Torino incaricato come consulente tecnico della procura. Sulla base degli elementi raccolti da Chiandussi, la procura dovrà formulare il quesito tecnico, cioè la domanda che verrà posta alla base dei cosiddetti accertamenti irripetibili - quindi con avvisi di garanzia a tutti gli interessati che potranno nominare dei consulenti - sul relitto della cabina e sugli altri elementi disponibili.

Il primo atto tra gli accertamenti irripetibili sarà la rimozione della cabina, un'operazione molto delicata per la cui programmazione sarà necessario un altro sopralluogo in vetta, che si terrà probabilmente il prossimo lunedì. Intanto, il legale di Tadini, l'avvocato Marcello Perillo di Lecco, ha già nominato due consulenti, Riccardo Falco, fisico cinematico, e Andrea Gruttadauria, esperto di ingegneria dei metalli.

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