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Sport | 14 luglio 2021, 02:43

Gianpiero Marini incorona gli Azzurri campioni d'Europa: «Si apre un ciclo. Il segreto? Lo stesso del 1982: la forza del gruppo»

Ex Varese e Inter, campione del mondo a Madrid, "Pinna dorata" fa il suo bilancio di Euro2020: «La formula itinerante mi è piaciuta, ha avvicinato tanti appassionati. Mancini è stato bravissimo a far sentire tutti protagonisti. E avere Lele Oriali al proprio fianco è sempre un grande vantaggio...»

Gianpiero Marini incorona gli Azzurri campioni d'Europa: «Si apre un ciclo. Il segreto? Lo stesso del 1982: la forza del gruppo»

11 luglio 2021, l'Italia batte l'Inghilterra ai calci di rigore ed è campione d'Europa. Passate le feste, ma ancora viva la gioia per il traguardo raggiunto, è tempo di fare un bilancio con chi quella maglia azzurra - e i grandi traguardi indossandola - la conosce molto bene. 

Giampiero Marini, centrocampista, Campione Mundial nella notte dell'11 luglio 1982 a Madrid e protagonista anche con la divisa biancorossa del Varese per tre anni (collezionando 89 presenze) per poi sposare quella nerazzurra (all'Inter 11 anni, 375 presenze e 13 gol). Conosciuto dai tifosi come "Pinna dorata" e soprannominato dai compagni "il banchiere" per il suo interesse per la finanza e... non solo: il grande Peo Maroso, infatti, ripeteva sempre ai suoi giocatori la frase «se non sapete a chi dare la palla, passatela a Marini che è come custodirla in banca». 

Conclusa la carriera da calciatore, Marini è stato allenatore della Primavera dell'Inter e, in seguito all'esonero di Osvaldo Bagnoli, anche mister della prima squadra nella stagione 93-94, conclusa con la vittoria della coppa Uefa e una tosta salvezza centrata all'ultimo respiro.

Insieme a lui, come anticipato, facciamo un bilancio della cavalcata della Nazionale di Roberto Mancini.

Mister Marini, qual è il suo primo pensiero rispetto a questo Euro 2020?
Molto positivo: sono stati Europei molto belli che hanno avvicinato tante persone, tanti tifosi. Mi è piaciuta l’organizzazione itinerante, che ha coinvolto permesso di coinvolgere tanti appassionati. Come tutti i tornei, ci sono state delle rivelazioni, come Svizzera, Ucraina e Danimarca. I favoriti sulla carta erano Francia e Belgio, ma i transalpini non si sono affidati al collettivo, allo spirito di gruppo, facendo così emergere individualismi: per questo, a mio parere, non hanno brillato. Il Belgio invece si è affidato al solo fuoriclasse Lukaku e non è bastato. Per quanto riguarda invece la Germania credo sia rimasta un po' indietro sotto l’aspetto tattico. 

Quali squadre le sono piaciute in particolare? 
A mio giudizio le tre Nazionali più forti sono state Italia, Inghilterra e Spagna.

Mancini ha vinto questo Europeo chiamando giocatori dai club di vertice ma anche da società "di provincia", per esempio il Sassuolo. 
Mancini è un grande tecnico, un eccellente motivatore e un profondo conoscitore del gioco: ha seguito attentamente i giovani del Sassuolo, del Cagliari, dell'Atalanta e gli ha dato fiducia, inserendoli al fianco dei senatori come Chiellini e Bonucci. È stato molto bravo, come si dice, a "fare gruppo": in questa Nazionale tutti si sentivano protagonisti, sia chi giocava, sia chi era in panchina pronto ad entrare nella mischia. Mancini ha dato un importante messaggio: in Italia le scuole calcio funzionano molto bene e riescono a tirare fuori delle eccellenze.

Questo gruppo di giovani campioni europei assomiglia al vostro del Mondiale 1982?
C’è una grande e importante similitudine: la forza del gruppo. Sia Bearzot che Mancini sono riusciti a trasmettere fiducia e serenità all’ ambiente. Cosi i calciatori si sono sempre più uniti. Stare assieme un mese durante un torneo come questi non è semplice se emergono gli individualismi. Mancini, Vialli, Oriali e tutto lo staff sono stati bravi, con esperienza e conoscenza del calcio e con empatia, a raggiungere l’obiettivo plasmando il loro carattere.

Claudio Gentile in una recente intervista ci ha detto che abolirebbe i calci di rigore, specie nelle semifinali e finali: lei cosa ne pensa?
Che ha ragione. Decidere un campionato europeo su un calcio di rigore dove i  giocatori sono stati sotto una forte pressione psicologica e fisica per 120 minuti non è bello. Se sono in parità, significa che le due squadre hanno giocato alla pari. Ai rigori subentra l'emotività e per chi sbaglia è una sciagura... Sì, sono d'accordo con Claudio: trovare il modo di "rigiocare" le partite sarebbe più bello.  

Come ha visto l’Inghilterra?
Squadra forte, molto fisica, certo c'è molto rammarico da parte loro nel perdere un Europeo in casa. Ma questo fa parte del calcio ed è sempre il campo ad avere l'ultima parola.

Lei è amico di Lele Oriali, grande Team Manager della Nazionale e dell'Inter: il suo ruolo è stato determinante per i successi di queste due compagini?
Lele è una persona straordinaria: ha trasmesso tutta la sua esperienza, la sua empatia, la sua grande conoscenza calcistica per raggiungere gli obiettivi. Il ruolo che occupa è molto importante perché deve tenere in equilibrio il rapporto tra giocatori, allenatore e società: ci vuole tantissima esperienza per capire le situazioni e cercare coesione.

Per la prima volta una donna ex calciatrice, Katia Serra, ha commentato la finalissima degli Azzurri: come è andata?
Benissimo. Le donne stanno emergendo nel calcio. Il calcio femminile sta sempre più prendendo piede, il valore tecnico e tattico si è notevolmente alzato. Le donne sono tecnicamente preparate. Sono sicuro che anche la Nazionale femminile del ct Milena Bertolini ci darà tante soddisfazioni, perché il gruppo sta crescendo e possiamo giocarcela con le Nazionali dove da anni il calcio femminile è di alto livello. Poi con questo successo Europeo molti ragazzini e ragazzine entreranno nelle scuole calcio.  Ripeto, abbiamo vivai eccellenti, bisogni rivalutarli, perché sono la fucina dei nostro futuro calcistico.

Chi sono stati i migliori giocatori della nostra Nazionale in questo Europeo?
Devo dire che sono stati tutti bravi. Di Certo Chiellini, Bonucci, Donnarumma e Jorginho, con il loro talento e con la loro esperienza, hanno dato una forte mano agli altri. Un pensiero va a Spinazzola, che sono certo si riprenderà da questo sfortunato infortunio...  Concludo dicendovi questo: vedrete che ci prenderemo delle belle soddisfazioni anche al Mondiale. È iniziato un nuovo ciclo. 

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