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Eventi | 16 gennaio 2024, 16:18

Pagelle Sanremo 2024, come suonano al primo ascolto le canzoni del Festival?

All'indomani dell'ascolto in anteprima riservato alla stampa, le pagelle delle canzoni di Sanremo 2024 by iMusicFun, a cura di Nico Donvito

Pagelle Sanremo 2024, come suonano al primo ascolto le canzoni del Festival?

Sciolto ogni riserbo, ecco le prime impressioni sui 30 brani in concorso alla 74esima edizione del Festival della canzone italiana, in scena al Teatro Ariston dal 6 al 10 febbraio.

Pagelle Sanremo 2024 

By iMusicFun - Nico Donvito

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Clara – "Diamanti grezzi”

Una bella ballata elettro-pop per la vincitrice dell’ultima edizione di Sanremo Giovani, credibile e molto ispirata nelle intenzioni. Il brano cresce fino a sfociare in una forma inaspettata e imprevedibile, con l’orchestra che potrebbe restituire ulteriore risalto alla performance sul palco dell’Ariston. Curioso dell’utilizzo che verrà fatto sia della sezione archi che della sezione fiati, ma molto dipenderà anche dalla stessa talentuosa Clara, che deve mostrarsi particolarmente concentrata dal vivo nel riuscire a scandire bene le parole di un testo evocativo quanto serrato.

Frase chiave:

“Siamo la prima volta quella che non si scorda quel bacio con la lingua che fa paura”

Voto: 6.5

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Diodato – “Ti muovi”

Canzone intima, dal ritornello corale. Nessuna reference con “Fai rumore” e questo può essere decisamente un bene. Interessante lo special strumentale, con il gioco di archi che dialogano tra loro e restituiscono un tocco barocco al risultato finale. Musicalmente parlando è una delle proposte stilisticamente più robuste di questo Festival, con quel retrogusto suonato che esalta e rende riconoscibili i vari strumenti messi in campo. Già dal primo ascolto, il brano vibra di un testo riflessivo e splende di luce propria. Classico ma non troppo.

Frase chiave:

“Cerchi l’ultima parte di me

che crede ancora sia possibile”

Voto: 7.5

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Mahmood – “Tuta gold”

Narrativa trap per Mahmood, che torna al Festival per la quarta volta, puntando al triplete con una proposta su misura volta ad esaltare la sua cifra. Privo di sovrastrutture sanremesi, il brano potrebbe guadagnare punti con l’adattamento orchestrale, la performance vocale dell’artista farà poi il resto. Di sicuro “Tuta gold” non è un pezzo di primissimo impatto, ma la complessità della sua struttura rappresenta l’asso nella manica per mettere in mostra le varie sfumature del suo registro vocale, tutte tranne questa volta senza falsetto. Meno brividi, ma più bpm.

Frase chiave

“Soffrire può sembrare un po’ fake se curi le tue lacrime ad un rave”

Voto: 7

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Sangiovanni – “Finiscimi"

Lontani i tempi delle farfalle nello stomaco, Sangiovanni torna a Sanremo con una ballad matura e consapevole. Tutto sommato un passo in avanti, perché il rischio di ripetersi c’era. Molto dipenderà dall’esecuzione live, seppur non sia un pezzo particolarmente difficoltoso, l’interpretazione giocherà un ruolo fondamentale, considerata la matrice nostalgica e struggente. Tutto ciò è favorito sulla carta dal tema sentito e autobiografico, con il testo che sviscera lo stato d’animo di chi si autoinfligge colpe e responsabilità. Tocca corde diverse, pur non toccandola affatto piano.

Frase chiave

“Fammi sentire quanto sono pessimo, quanto ti ho mancato di rispetto, non dicendoti la verità”

Voto: 6.5

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Loredana Berte – “Pazza”

Inguaribilmente rock la signora Bertè, alla sua dodicesima presenza in Riviera con un inno all’amor proprio, a metà strada tra un manifesto e un testamento, per un’artista che su quel palco si è raccontata come forse nessun altro. Al grido di “Prima ti dicono basta sei pazza e poi ti fanno santa” e “Sono pazza di me perché mi sono odiata abbastanza”, il pezzo rappresenta una sorta di lieto fine, che potrebbe apparire ancor più lieto centrando un podio che in carriera ha solo sfiorato. Ve li ricordate i fischi del 2019? Insomma, Loredana ha fatto la storia e vuole riprovarci ancora.

Frase chiave: “Col cuore che ho spremuto come un dentifricio e nella testa fuochi d’artificio”

Voto: 7.5

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Bnkr44 – “Governo punk”

Ritmo ordinato e bello serrato per il gruppo proveniente da Sanremo Giovani, in un multiverso lontano il risultato apparirebbe come una sorta di fusione super saiyan tra Sethu e i Colla Zio. Reference a parte, il pezzo suona più pop-dance che punk, a dispetto del titolo. La boy band 2.0 paga forse lo scotto di un sovrappopolamento del genere nel cast, per cui non spicca certo per originalità. Per il momento questo “governo" non è che ottenga la fiducia di una netta maggioranza, ma ci riserviamo l’ascolto dal vivo prima di sciogliere definitivamente le camere.

Frase chiave:

“Scrivo dentro un garage

la mia testa è un collage

di canzoni e momenti tristi”

Voto: 6

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Alessandra Amoroso – “Fino a qui”

Primo atto festivaliero per Alessandra Amoroso e, sin dalle prime note di pianoforte, ci sarà da emozionarsi. La canzone non è altro che una ballatona che rappresenta un po’ un ritorno alle origini per l’ugola salentina. Perno di tutto è un efficace ritornello da cantare a squarciagola, mentre lo special strappa-applausi completa il lavoro. Per coloro i quali si fossero messi all'ascolto soltanto adesso, “Fino a qui" è la canzone da battere. Annuntio vobis gaudium magnum habemus canticum victoriam? Troppo presto per dirlo, per il momento la fumata è tendente al grigio scuro*. 

(*attenzione, questa stessa frase negli ultimi due anni ha portato fortuna sia alla coppia Mahmood-Blanco che a Marco Mengoni, quest’anno chissà…)

Frase chiave:

“Sarà che questa vita non la prendo mai sul serio 

e che magari un giorno me ne pento, ma ora no”

Voto: 8.5 

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Fred De Palma – “Il cielo non ci vuole”

Chi si aspettava del reggaeton dal buon Fred De Palma rimarrà piacevolmente stupito. Il risultato è un uptempo trascinante con guizzi dal respiro super internazionale, che si imporrà come una bella conferma per i giovanissimi e come una piacevole scoperta per il pubblico più grandicello, che si ritroverà a ripensare con nostalgia ai tempi del Cocoricò, quando Amadeus in consolle gridava “su le mani!”. Senza esclusione di colpi, possiamo tranquillamente affermare che, una trentina di anni fa, questa canzone sarebbe stata di certo la prima traccia di una compilation di Hit Mania Dance.

Frase chiave:

“Vorrei cancellare ogni frase di quello che scrivo

lasciarmi cadere nel vuoto per sentirmi vivo”

Voto: 7

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Fiorella Mannoia – “Mariposa”

Ritmo suadente e latino, un ritorno alle melodie di “Sud” e “Onda tropicale” per la Mannoia, alla sua sesta timbratura di cartellino in Riviera. Cassa in quattro inaspettata che cresce nell’ascolto, il tutto contrapposto a un testo degno di nota, di quelli che un po’ ti aspetti da una signora come Fiorella che, senza l'ausilio di retorica e con la giusta dose di eleganza, mescola la canzone d’autore al Carnevale di Rio. Una proposta che mette il sigillo sia sulla voce che sull'animo di un'artista unica e versatile. Sofisticata quanto basta, appassionata al punto giusto. Chapeaux.

Frase chiave:

“Mi chiamano con tutti i nomi,

tutti quelli che mi hanno dato 

e nel profondo sono libera, 

orgogliosa e canto”

Voto: 8

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The Kolors – “Un ragazzo una ragazza”

Ritmo a go-go per un pezzo che appare meno vintage di “Italo disco”. Seppur la collocazione non si discosti più di tanto da quel mondo sonoro, mancano sia il basso dei Righeira che i riferimenti a Morder, portando il risultato su un piano più contemporaneo che nostalgico. Apprezzabile la combo tra i Room9 e Katoo alla produzione. Una proposta costruita ad hoc per martellare il nostro cervelletto, con il ritornello che si lascerà cantare da qui all’apertura della prossima stagione balneare. Questa non sarà Ibiza, ma perlomeno un’isola dello stesso arcipelago.

Frase chiave

“E’ inutile parlare per ore,

chi ha torto e chi ha ragione, 

dimenticando quasi che non c’è niente di più”

Voto: 8

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Emma – “Apnea”

Ritorno inedito per Emma, anche lei votata alla cassa in quattro, con l’inciso che restituisce quel senso asfissiante espresso dal titolo, quella sensazione di soffocamento che si apre poi in un mood da club, lo stesso che l’artista ha da poco riabbracciato in tour. Il testo non è altro che un inventario delle responsabilità di una coppia in crisi, il tutto appoggiato su sonorità attuali e ricercate. Prepariamoci a pogare a tempo di bit, trascinati dal talento di un’artista in piena fase sperimentale, pronta a sorprenderci a colpi di inaspettate e disarmanti intuizioni.

Frase chiave:

“E’ colpa mia se adesso siamo in bilico,

ma è colpa tua se hai gli occhi che mi uccidono”

Voto: 7.5

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Santi Francesi – “L’amore in bocca”

I Santi Francesi fanno i Santi Francesi, portando sul palco dell’Ariston il loro mondo e poco più. Compito eseguito alla perfezione, la differenza potrà farla la performance, visto che il duo proveniente da Sanremo Giovani ci ha spesso abituato ad esibizioni di un certo livello. In un Festival di troppi uptempo, potrebbe perdersi per la mancanza di qualche reale elemento di novità. Chi non li conosce scoprirà il loro talento puro e di razza, chi li segue già da un po' li ritroverà piacevolmente nella loro comfort zone. Insomma, giocano sul sicuro, ma se la giocano bene.

Frase chiave: “Lascerò i vestiti per strada, ti sembrerà strano seguire un filo di lana”

Voto: 6.5

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Rose Villain – “Click Boom!”

Il brano si apre con un bell’arpeggio e con la voce cristallina di Rose Villain, al suo esordio sanremese. Una scrittura originale a pieno servizio di una delle artiste più interessanti della scena urban. A livello testuale è funzionale il paragone dell’amore inteso come un proiettile, favorendo il conseguente e battente inciso: “click boom boom boom”. Il risultato appare come un giusto biglietto da visita per riassumere al grande pubblico il mondo sonoro di una cantautrice versatile e imprevedibile. Stili diversi confluiscono in un pezzo che funziona e che si lascia ricordare.

Frase chiave

“E ti ritrovo ovunque vada, 

nelle canzoni in autostrada, 

perché sei la mia condanna e la mia cura”

Voto: 7

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Negramaro – “Ricominciamo tutto”

La notizia è che la band salentina è tornata allo splendore di un tempo e, francamente, se ne avvertiva un po’ la mancanza. L'esecuzione dal vivo giocherà un ruolo fondamentale, grazie all’intro e al finale di un ispirato Giuliano al pianoforte. In mezzo ci sono i Negramaro in versione epica, con una canzone fatta per funzionare su quel palco, per un ritorno atteso da ben diciannove anni. Citando la voce campionata che nello special riproduce un countdown, tipo lancio/atterraggio di un razzo spaziale, direi: “Houston, non abbiamo alcun problema”. Bentornati in Riviera.

Frase chiave

“Eravamo una canzone di Battisti all’alba,

anche senza bionde trecce,

Dio quanto sei bella?”

Voto: 8

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BigMama – “La rabbia non ti basta”

Primo atto festivaliero per BigMama, che in questa power song scandisce bene tutte le parole, e questo è un bene considerato il messaggio così emotivo e personale. Il risultato è un uptempo che racchiude al suo interno un significato importante, autobiografico quanto universale. Trascinante e ben fatta la produzione, con innesti che si distinguono dalle altre similari proposte. In termini di scrittura si gioca sicuramente su più livelli: si balla, ma si viene coinvolti emotivamente se si fa caso al testo. riuscendo nel complicato intento di divertire strappando un pensiero.

Frase chiave:

“Vorresti solo un altro corpo,

ma a quale costo?”

Voto: 7

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Renga Nek – “Pazzo di te”

Uniscono le forze Francesco Renga e Nek, questo è apprezzabile, anche se va detto che entrambi non stanno certo vivendo il loro momento migliore. In un’altra fase della loro carriera questa collaborazione avrebbe destato sicuramente maggior interesse. Le due voci si alternano su un brano melodico dal retrogusto anni ‘90, che nel 2024 suona inevitabilmente come qualcosa di pluri sentito. Finora la loro più riuscita canzone insieme, ma questo non basta a giustificarne la presenza in un Festival che ha assunto dei connotati sfacciatamente contemporanei.  

Frase chiave

“L’amore è nobile,

è fatto di un metallo indistruttibile,

è così fragile”

Voto: 6 

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Ghali – “Casa mia”

Per il suo debutto in gara, Ghali sceglie un brano cosmopolita quanto distintivo. Nel testo si racconta il pianeta in maniera del tutto inedita, senza tralasciare una certa preoccupazione di fondo nel verso “ai miei figli cosa dirò, benvenuti nel Truman Show”, o il desiderio di rivendicare la stessa appartenenza in: “non mi serve un’astronave lo so, casa mia, casa tua che differenza c’è? Non c’è”. A dimostrazione che si possono dire cose sensate anche con l’ausilio di un tappeto sonoro diverso, a tratti insolito, favorendo un movimento sia di bacino che di pensiero. Omologazione abbatte muri.

Frase chiave:

“Per tracciare un confine 

con linee immaginarie 

bombardate un ospedale 

per un pezzo di terra 

o per un pezzo di pane, 

non c’è mai pace”

Voto: 7

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Irama – “Tu no”

Voce impastata e graffiata per un pezzo che al primo ascolto può dividere, vista l’assenza di un ritornello più immediato come accaduto per “Ovunque sarai”. In occasione di questa quinta volta al Festival, Irama opta per qualcosa di più ricercato, affidandosi a una proposta incline all’originalità. Se proprio dobbiamo trovare un riferimento con il passato, probabilmente ci avviciniamo alla dimensione sonora di “Un giorno in più”. Molto dipenderà dall’esecuzione dal vivo, ma i presupposti per mettere in mostra il proprio potenziale ci sono. Arriva dopo, ma arriva.

Frase chiave

“Bastasse solo una stupida canzone 

per riuscire a riportarti da me

soltanto un’ultima canzone 

per riuscire a ricordarmi di te”

Voto: 7

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Angelina Mango – “La noia”

“Io non ho piani e non ho orari” diceva nel precedente singolo, ma Angelina lo dimostra proprio con l’inedito che segna il suo esordio sanremese. La sua indole in continua evoluzione incontra il talento di Madame e l’esperienza di Dardust, dando vita ad un brano forse meno immediato e più ricercato rispetto ai precedenti, il che è sinonimo di crescita. La narrazione piuttosto dark ci restituisce un giusto compromesso tra le sue primissime produzioni e ciò che ci ha proposto da Amici in poi. Un canzone bella che non solo balla, ma che soprattutto ci farà tanto ballare.

Frase chiave:

“Non ci resta che ridere 

in queste notti bruciate, 

una corona di spine 

sarà il dress-code per la mia festa"

Voto: 8.5

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Geolier – “I p’ me tu p’ te”

Porta il suo mondo Geolier, un mondo ormai apprezzato a livello nazionale e mainstream, non a caso ricordiamo che è proprio suo il disco più venduto del 2023. I presupposti per bissare o addirittura superare l’effetto-Lazza ci sarebbero, peccato che il brano non abbia una punchline così forte. Bisognerà aspettare la performance live per capire come verrà gestito l’utilizzo dell’autotune che con l’orchestra non ha mai funzionato alla grande. Bisognerà trovare il giusto dosaggio, lavorare molto sulla partitura, per convincere su larga scala e riuscire a vincere anche in trasferta.

Frase chiave: 

“E stev pnzann a tutte le cose che ho fatto

e tutto quello che ho perso,

non posso fare nient'altro

i p'me tu p’te”

Voto: 7

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Maninni – “Spettacolare”

La risposta alla domanda “chi è Maninni?” la si trova tra le righe di questa canzone che si discosta di certo dalla moltitudine di uptempo e dalle altre ballad in concorso. “Spettacolare” è una proposta autentica e radiofonica, che non si sovrappone e che non rischia di passare in secondo piano. Il risultato è un brano ben costruito, evocativo quanto liberatorio, che racconta di un sentimento speciale, in modo semplice, ma mai banale. Un pezzo che potrebbe crescere ascolto dopo ascolto, grazie alla sua attitudine pop che racchiude al suo interno ben più ispirate intuizioni d’autore.

Frase chiave

“Tutto il mondo è una gabbia di specchi

una partita a scacchi con la verità

ma tu abbracciami che è uno spettacolo”


Voto: 6.5

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La Sad – “Autodistruttivo”

Il rischio di somigliare ai Finley dei primi anni Duemila era dietro l’angolo, vista la contaminazione tra un gruppo che finora ha proposto un genere a metà strada tra punk e trap con una delle penne più pop della scena nazionale, quella di Riccardo Zanotti dei Pinguini Tattici Nucleari. Seppur il pezzo si lasci apprezzare per la sua struttura analogica e suonata, il risultato è debole e non convince al primo ascolto. Fondamentale sarà l’atteggiamento e non solo la performance sul palco, per dimostrare davvero che ci stiamo sbagliando. Per il momento, niente di nuovo sul fronte ligure. 

Frase chiave

“E vomito anche l’anima per sentirmi vivo dentro ‘sto casino

affogo in una lacrima perché il mio destino è autodistruttivo”

Voto: 6

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Gazzelle – “Tutto qui”

Il suono del pianoforte introduce e sorregge una ballatona intima e colare al tempo stesso, una proposta dichiaratamente lovely-friendly. Unica pecca è l’inciso che appare al primo ascolto meno forte delle strofe struggenti e melodiche. In una gara questo potrebbe risultare un handicap in termini di immediatezza, ma il crescendo tra parlato e cantato sfocia in un finale coinvolgente, che rimette un po’ a posto le cose. Il risultato è un indie pop di ottima fattura, con gli archi in grande spolvero. Preparatevi ad accendere gli accendini, o le torce del telefonino che dir si voglia.

Frase chiave

“Vorrei guardare il passato con te

addosso al muro col proiettore

viverlo insieme un minuto, anche tre

scappare per un po’ da te a Roma Nord”

Voto: 8

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Annalisa – “Sinceramente”

Un ritorno al Festival in linea con la propria recente evoluzione, Annalisa porta in gara un brano che rappresenta l'emblema della donna che è oggi, consapevole e determinata. Non ha paura né di mostrare le sue fragilità né di prendersi le sue responsabilità nel dettare le regole del gioco, in una relazione apparentemente instabile. L’artista savonese gioca con i suoi punti di forza in questa lambada elettro-pop sospesa a mezz’aria tra passato, presente e futuro. Un esercizio di stile tra ritmo e melodia fa di “Sinceramente” uno di quei pezzi più internazionali in concorso. 

Frase chiave:

“Sto tremando, sto tremando

sto facendo un passo avanti

e uno indietro di nuovo sotto un treno”

Voto: 8

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Alfa – “Vai!”

Un brano folk con accenni country per il debutto festivaliero di Alfa, che si rinnova di nuova linfa pur mantenendo la sua impronta suonata e analogica. Apprezzerei particolarmente una performance con la chitarra, alla Ed Sheeran per intenderci. Il risultato è un pezzo trascinante, senza troppi riferimenti e paragoni con il passato. Parliamoci chiaro, avrebbe potuto bissare qualcosa di vicino a “Bellissimissima”, invece opta per un manifesto generazionale esposto con estrema franchezza, dove la sua giovane penna resta di fondo come autentico marchio di fabbrica.

Frase chiave:

“Ma se morirò da giovane

qualcosa avrò da scrivere”

Voto: 6.5

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Il Volo – “Capolavoro"

Che Ignazio, Piero e Gianluca siano tre interpreti di razza non credo abbiano ancora bisogno di dimostrarlo, ma in questo loro terzo Festival abbattono ogni etichetta cambiando pelle, proponendo un giusto compromesso tra Il Volo di oggi e quello di ieri. L’ascolto si apre evocando le suggestioni di alcune delle più belle ballate di Robbie Williams, una misto tra piano e archi alla “Angels” per intenderci. Ci pensa Piero a mantenere la cifra lirica del trio, mentre Ignazio e Gianluca si spostano su un registro vocale più pop, fino a sfociare in un finale imponente quanto colossale.

Frase chiave

“Cadi dal cielo come un capolavoro

prima di te non c’era niente di buono”

Voto: 7.5

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Dargen D’Amico – “Onda alta”

Il ritorno di Dargen D’Amico a Sanremo è nel segno della prevedibilità, al contrario di Paganini, lui si ripete. Manca forse l’effetto sorpresa, rispetto a “Dove si balla” non aggiunge molto e il rischio di ripetersi è più alto dell’onda. Come reference ricorda un po’ “Sulla barca dell’oligarca” di Checco Zalone, ma in generale diciamo pure che al primo ascolto non appare come un brano funzionale per un ritorno degno di nota e così ravvicinato, ma sono pronto a ricredermi dopo la prova generale. Per ora l'andamento è bello ma non balla, nel senso che a tratti un pochino annoia.

Frase chiave

“C’è una guerra di cuscini

ma cuscini un po’ pesanti

se la guerra è dei bambini

la colpa è di tutti quanti”

Voto: 6

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Il Tre – “Fragili”

Andamento che cresce e sfocia in un rap duro nella seconda strofa, per il resto si tratta di un gioco di incastri tra cantato e parlato, con la melodia che la fa da maggiore, con sporadiche e mirate incursioni più serrate. Il Tre debutta al Festival portando nient'altro che se stesso, giocando su vari mood, grazie a un arrangiamento imprevedibile che va in direzioni differenti e che restituisce un fedele spaccato del mondo dell’artista. Non si discosta molto dalle sue ultime produzioni, ma come biglietto da visita per il grande pubblico credo sia giusto mantenere un proprio tratto distintivo.

Frase chiave

“Scusami ma tutto può succedere 

e scusami se ti ho fatto male

ma siamo fragili come la neve, come le crepe”

Voto: 6.5

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Mr Rain – “Due altalene”

Torna da protagonista dopo la medaglia di bronzo dello scorso anno, ma senza coro di voci bianche se ve lo state chiedendo. Mr Rain non scimmiotta nessuno se non se stesso, proponendo elementi di novità, anche se il mega successo di “Supereroi” rischia di schiacciare una proposta forse più originale, ma decisamente meno immediata. Il racconto è quello di una perdita, per questo motivo l’interpretazione giocherà un ruolo fondamentale, pur non trattandosi certo di una canzone facile, più dal punto di vista emotivo che esecutivo. 

Frase chiave

“Io e te fermiamo il mondo quando siamo insieme

Anche se dura un secondo come le comete”

Voto: 6.5

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Ricchi e Poveri – “Ma non tutta la vita”

Tenetevi forte perché l’impatto al primo ascolto sarà bello forte, le nostre endorfine danzeranno a ritmo di un irresistibile “tunz tunz”. I nostalgici degli anni ’80 saranno accontentati con questo pezzo fuori dal tempo che cerca di strizzare l’occhio al presente, in modo sorprendente e a tratti sconvolgente. Immaginatevi qualcosa di molto vicino a “Luna Piena” di Orietta Berti, ma con un ritornello ancora più incalzante. Signore e signori, pischelle e pischelli: preparatevi perché questa sarà la vera scheggia impazzita di questo Sanremo. Al mio segnale scatenate i meme e i mash up!

Frase chiave:

“Anche la più bella rosa 

diventa appassita

va bene, ti aspetto, 

ma non tutta la vita”

Voto: 6 politico, ma con lode

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