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Cronaca | 09 febbraio 2024, 13:18

Magenta, la tragica fine di Mohamed: vita di stenti, senza casa, travolto dal treno a Novara

I nordafricani di Magenta lo conoscevano tutti. Spesso dormiva nei capannoni abbandonati o dove capitava. La salma verrà rimpatriata a spese della comunità islamica

Magenta, la tragica fine di Mohamed: vita di stenti, senza casa, travolto dal treno a Novara

Una vita di stenti, soprattutto negli ultimi due anni, quella di Mohamed Boriga. Un giovane di nazionalità marocchina che ha perso la vita la scorsa settimana travolto dal treno alla stazione di Novara. A Magenta lo conoscevano in tanti perché viveva senza fissa dimora e quasi sempre trovava riparo da amici o, quando le cose andavano male, in giro nei capannoni abbandonati. La scorsa settimana è stato investito dal treno, mentre attraversava il passaggio a livello. Il conducente non è riuscito ad evitarlo e per lui non c’è stato niente da fare.

“L’ho visto la domenica prima della tragedia a Magenta – racconta Khalid, un amico connazionale che vive a Magenta – era in compagnia di alcuni amici, sempre marocchini. Ci siamo salutati, come sempre. Mohamed non era in regola con i documenti, ma non faceva nulla di male. Purtroppo negli ultimi anni la sua vita era un disastro”. Come siano andate le cose è ancora tutto in fase di indagini. Un parente ha contattato tutti gli amici e connazionali del giovane Mohamed per riferire della tragedia avvenuta e per raccogliere i fondi per il rimpatrio della salma. “Abbiamo contribuito tutti, anche io con i soldi che ho – continua Khalid – la famiglia sta vivendo giorni di disperazione. Soprattutto la mamma che mai avrebbe pensato di perdere un figlio in questo modo. Conosco i genitori che sono entrambi malati. Vivono nel mio paese, a Khouribga, 120 chilometri a sud di Casablanca. Come me anche lui aveva lasciato il Marocco per una vita migliore, ma è finita nel peggiore dei modi”.

Ha vissuto a Magenta, nelle aree dismesse, a Pontenuovo, sempre in ripari di fortuna. Ha lavorato in un cantiere di Corbetta in nero. Ora si aspetta soltanto il via libera per il rimpatrio della salma. Non è una cosa semplice raccogliere i soldi per il servizio di rimpatrio. Servono alcune migliaia di euro, ma la comunità marocchina del territorio si è unita e ha deciso di sostenere la causa.

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