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Attualità | 08 luglio 2024, 12:51

Robecco: addio a Massimo Rondina, lo piangono (anche) i suoi amati boschi

Morto a soli 60 anni, mercoledì in chiesa parrocchiale l'ultimo saluto

Robecco: addio a Massimo Rondina, lo piangono (anche) i suoi amati boschi

Un lunedì mattina, analogo ad oggi, giorno in cui stiamo scrivendo quelle classiche righe che non si vorrebbero mai scrivere, eravamo dal comune amico Stefano Viganò alla cascina Bullona per programmare un evento. Primavera. Sentiamo a breve distanza il rumore di un albero tranciato da un colpo secco di motosega. “Ques chi poeu ves duma al Massimo (Rondina)..”, diciamo sorridendo a Stefano. Che sorride a sua volta. Meno di cinque minuti ed eccolo entrare dalla porta del fu agriturismo che tutti rimpiangiamo (lo ha rimpianto senz’altro anche lui); lui, Massimo Rondina, che dava del tu ai boschi e alle piante, con la sua imponente mole da orgoglioso uomo della valle del Ticino.

Ricordiamo anche la battuta di un suo amico di lunga data, Roberto Colombo, geometra e barone del centrocampo quando vestiva la maglia del Concordia: ‘Te vist al Rundina?? ‘No, ma se ta sinta un motosega d’una quai part tal troeuva subit’.

Massimo Rondina ha combattuto, come detto e ridetto dai suoi tanti amici che da ieri lo piangono sui social, contro una di quelle malattie che non lasciano scampo. Beh lui non s’è certo affranto, rimanendo in piedi fino al fischio finale, lui che al pallone da calcio dava del tu, finché il male ha prevalso. Ma neppure questo potrà affievolire il ricordo di un eterno ragazzo entrato nella vita quotidiana e nel cuore di tantissimi robecchesi, paese che amava (contraccambiato), soprattutto nella vallata e tra i suoi amati boschi, dove anche di recente, nonostante le terapie e l’affievolirsi delle forze, amava andare per apprezzarne il silenzio, magari in compagnia del suo amico Walter Viganò.

Maschera del quotidiano dalla sempiterna battuta pronta, ricordiamo (noi ragazzini, lui solo qualche anno in più, quindi giovane uomo) il Massimo Rondina ‘ariete’ dell’Elvezia Edile, una delle squadre più iconiche del leggendario torneo serale dell’oratorio maschile, organizzato ai tempi dell’altrettanto compianto don Gabriele Ceriotti grazie all’infaticabile Ezio Cislaghi. Tornei che facevano registrare, a fine degli anni Ottanta, anche 500 spettatori paganti in occasione delle finali.

Massimo fu co protagonista anche di una delle più epiche zingarate di quel tempo lontano e irripetibile, zero social e zero smartphone, piazza e oratorio sempre pieni, ogni sera e ogni pomeriggio (oggi piazza XXI Luglio è quasi sempre deserta). Succede che una sera infrasettimanale, martedì o mercoledì, le compagnie riunite davanti al bar del Sandro si guardano in faccia e fanno scattare una gavettonata imperiale: palloncini d’acqua tutti contro tutti, palloncini che diventano secchiate, da qualche parte spunta una canna (l’avrà tirata fuori il Jean? E’ intervenuta la prescrizione..), ed ecco che dalle retrovie spunta una 500 bianca degli anni Sessanta, parcheggiata senza colpo ferire in mezzo alla piazza (a fianco dell’attuale fontana): è del Massimo, che approfitta per lavarla. Shampoo, spugna, culzunit, sciavatt... e via. Lavada e sugada.

Tra le risa scompisciate degli astanti. Negli ultimi anni era diventato il Mister Wolf dell’Iper di Magenta: riparava, aggiustava, interveniva. Frigoriferi, banchi, manutenzioni. Lui c’era sempre. Mercoledì alle 11 in chiesa parrocchiale (Santo Rosario alle 10.30) lo saluteremo in tanti, stretti attorno alla mamma, alla moglie Maddalena, alla figlia Giulia e a tutti, tanti appunto, che gan vursu ben. A distanza lontana, ne siamo certi, gli renderanno omaggio anche gli amati boschi. Che gli dedicheranno un ultimo, sommesso, sofferto ma affettuoso silenzio. Ciao Massimo.

Fabrizio Provera da Ticinonotizie.it

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