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Attualità | 24 ottobre 2020, 23:21

Le Regioni dicono "no" alla chiusura alle 18 di bar e ristoranti. E la bozza del decreto per stanotte resta una bozza

Un film già visto: la bozza del decreto data per certa che trapela alla stampa, la conferenza di Conte che slitta e la spiegazione notturna di ciò che accade. Bonaccini a nome delle Regioni: «Ristoranti aperti fino alle 23 in settimana e anche la domenica. Aiuti per i settori che verranno colpiti»

Le Regioni dicono "no" alla chiusura alle 18 di bar e ristoranti. E la bozza del decreto per stanotte resta una bozza

Solito film anche se, purtroppo, non è un film. Solita bozza di un decreto decisivo per la vita di molti cittadini che compare su tutta la stampa e viene data per certa, anche se certa non è. Solito intervento all'ultimo minuto, stavolta delle Regioni, a dire no (ma se non fossero state le Regioni, sarebbe toccato ad altri, non può che finire così quando annunci o fai trapelare le cose prima di farle). Solita conferenza stampa di Conte attesa, spostata e alla fine scomparsa. Solita spiegazione seminotturna di ciò che sta accadendo, tra cittadini che assistono al balletto sconcertati e confusi: una lettera di Stefano Bonaccini, presidente della Conferenza delle Regioni, ha temporaneamente bloccato - in attesa di capire se la bozza verrà modificata o meno - l'annuncio del Dpcm che conterrebbe, tra l'altro, misure come la chiusura di bar e ristoranti alle 18, ma anche il loro stop domenicale, oltre che di palestre e cinema. 

Nella lettera indirizzata a Conte e ai ministri Speranza e Boccia le Regioni chiedono di inserire nel Dpcm l'impegno a riconoscere risarcimenti ai settori che sarebbero colpiti pesantemente dalle nuove misure ma soprattutto di eliminare lo stop domenicale dei ristoranti e ripensare la chiusura alle 18 in settimana per bar e ristoranti, lasciandola alle ore 23 per i ristoranti con il solo servizio al tavolo e alle 20 solo per i bar che non hanno servizio al tavolo, ma chiedono anche di sottoporre a tampone solo i sintomatici e i conviventi-contatti stretti di chi è positivo al Covid «al fine di rendere sostenibile il lavoro delle ASL/Regioni in tempo di emergenza». 

Inoltre le Regioni chiedono di lasciare aperti gli impianti nei comprensori sciistici. Per quanto riguarda palestre, piscine, centri sportivi, cinema e teatri, la necessità della loro chiusura è sottoposta al governo «valutando i dati epidemiologici di riferimento», ma si chiede di «prevedere nel Dpcm un impegno da parte del governo a ristorare le attività che hanno subìto limitazioni e/o chiusure».

Netto no delle Regioni alla chiusura dei confini regionali, provinciali e comunali. In attesa dell'ormai leggendaria conferenza stampa del premier, per oggi, forse, è tutto.

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