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Economia | 23 febbraio 2021, 17:30

Cerutti, la crisi infinita: senza un compratore, il fallimento definitivo è dietro l'angolo

Difficile e tesa assemblea dei lavoratori dell'impianto vercellese. Secondo i curatori il marchio ormai non è più considerato affidabile

Cerutti, la crisi infinita: senza un compratore, il fallimento definitivo è dietro l'angolo

Un marchio che per tanti anni è stato simbolo dell'eccellenza italiana e che oggi non viene più considerato affidabile dai clienti.

Un accordo sindacale doloroso, firmato solo otto mesi fa, e sul quale già si addensano pesanti ombre.

Lo spettro di un "fallimento povero". E quasi 300 famiglie che, tra Vercelli e Casale, devono fare conti con il rischio di trovarsi, da un giorno all'altro, senza un salvagente economico cui aggrapparsi.

In un clima di sconforto e amarezza - a tratti anche di rabbia - i lavoratori della Cerutti si sono ritrovati martedì mattina sul piazzale dello stabilimento per l'ennesima riunione sindacale foriera di brutte notizie e di incertezza.

Dalla scorsa settimana, anche la NewCo di Casale, la cui produzione doveva essere il perno dell'accordo sindacale dello scorso giugno e un volano per il rilancio del gruppo, è ferma: l’amministratore Marco Gandini e i curatori fallimentari Salvatore Sanzo e Ignazio Arcuri hanno comunicato ai sindacati l'assenza dei margini economici per proseguire con il piano industriale nato dall'accordo di giugno. Anche la NewCo, insomma, colleziona perdite e non utili, mettendo a rischio la possibilità di onorare la parte economica dell'accordo per la chiusura dello stabilimento vercellese.

Così anche i 130 dipendenti della NewCo di Casale rischiano di rientrare nella proceduta fallimentare che potrebbe chiudere per sempre la storia di un glorioso gruppo metalmeccanico.

«Solo a dicembre - ha spiegato ai lavoratori Ivan Terranova, segretario della Fiom Cgil - ci era stato detto che per le undici commesse già in pancia, una delle quali, una macchina per imballaggi da due milioni e mezzo, in procinto di essere realizzata sarebbe stato necessario richiamare altri lavoratori. Poi, la scorsa settimana, la mazzata: secondo amministratore e curatori fallimentari, il marchio Cerutti non è più considerato affidabile dai committenti. Serve una totale discontinuità con il managment del passato. Ma questo non ci rassicura perché, in assenza di offerte di acquisto vincolanti, la NewCo verrà assorbita dal fallimento e sarà la fine di tutto il gruppo».

Cosa che, naturalmente, rimetterebbe in discussione la possibilità di veder onorato l'accordo dello scorso giugno che manteneva, ancora per due anni, anche i lavoratori in mobilità agganciati al gruppo.

«In questo momento - ha aggiunto Sergio Mazzola, Fim Cisl - occorre stare uniti, sia come sindacato che come lavoratori. Occorre cercare il sistema per prolungare gli ammortizzatori sociali. Occorre tener alta l'attenzione dei media e portare il caso della Cerutti al tavolo del Mise, l'unico che ci può dare risposte certe».

Intanto, però, la data del 13 marzo - scadenza della cassa integrazione Covid per il personale di Vercelli - è sempre più vicina. E nessuno sa cosa ci possa essere dietro l'angolo.

«Il nuovo Governo - sottolinea Francesco Maschera, segretario della Uilm Uil (e per 40 anni dipendente della Cerutti di Vercelli) - ha detto che gli aiuti Covid verranno mantenuti per le aziende che hanno un futuro, non per quelle decotte e destinate al fallimento. E questo aggiunge ulteriore incertezza». 

Per continuare a sperare diventa essenziale avere un compratore che si esponga con un'offerta vincolante per rilevare l'azienda, mettendo sul tappeto un piano industriale credibile. Più facile a dirsi che a farsi, purtroppo: l'incertezza economica del momento e i tempi stretti non giocano a favore dei lavoratori. 

Mercoledì è prevista un'assemblea dei soci che potrebbe fornire qualche ulteriore elemento di chiarezza, ma, al momento, sono pessimismo e sconforto a farla da padroni. In assemblea non sono mancati i momenti di confronto anche duro tra lavoratori e rappresentanti sindacali, a dimostrazione di quanto il momento sia difficile e il clima teso. 

Gli unici applausi della mattinata sono stati per Carlo Olmo che, dopo la raccolta fondi per i lavoratori vercellesi, è tornato allo stabilimento per esprimere la propria vicinanza e assicurare che anche i suoi forzi saranno finalizzati alla ricerca di opportunità per uscire da questa crisi infinita del territorio.

Sullo sfondo resta poi il tema dello scarso dialogo con le realtà amministrative e politiche: il sindaco di Casale Federico Riboldi si è rivolto a Olmo per far pervenire un messaggio di solidarietà; il Pd vercellese (presente al presidio con Albero Fragapane e Sara Rocutto) e casalese hanno presentato un documento unitario. Ma oltre non si va. E anche l'annunciato incontro convocato dalla Regione viene considerato più che altro un atto simbolico. Fuori dai cancelli, per portare la propria solidarietà, anche Piera Mairino, la figlia di Ferruccio che, nel 1969 strinse l'accordo con Cerutti per l'arrivo dello stabilimento. Tempi che sembrano lontani secoli quelli dello sviluppo industriale della città.

«Se la politica non trova gli strumenti per rendere nuovamente questo territorio un polo di investimento ci dovremo rassegnare a veder chiudere tutte le realtà produttive», è l'amaro commento di Terranova.

 

InfoVercelli24.it

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