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Cronaca | 04 giugno 2023, 15:10

Abbiategrasso: la professoressa Condò è a casa, intervista a "Repubblica". “Non odio il mio studente, ma mi sarei aspettata delle scuse”

E’ tornata a casa la professoressa Elisabetta Condò, la docente dell’IIS Alessandrini ferita lunedì dalle coltellate di un alunno. Ha di fronte una lunga riabilitazione ma fortunatamente è stata già dimessa dall’ospedale di Legnano, dove ha subito un’operazione di sei ore

Abbiategrasso: la professoressa Condò è a casa, intervista a "Repubblica". “Non odio il mio studente, ma mi sarei aspettata delle scuse”

La prof. Condò ha rilasciato un’intervista a Sandro De Riccardis, cronista di Repubblica, pubblicata oggi dal quotidiano con richiamo in prima pagina.

«Mi dispiace solo una cosa. Non aver ricevuto nessuna parola di scuse dalla famiglia del ragazzo che mi ha aggredita. Non me lo aspettavo dal ragazzo, che è sicuramente sotto choc, ma almeno da genitori mi sarei attesa un’espressione di vicinanza o dispiacere». Così la professoressa Elisabetta Condò, accoltellata il 29 maggio scorso da un suo studente sedicenne – ora in carcere – mentre si trovava in classe, commenta l’accaduto. Al ragazzo, aggiunge, «auguro il meglio. Non provo rancore. Spero che lasci presto il carcere e che ritrovi serenità». La docente dell’istituto Alessandrini di Abbiategrasso, dalla sua casa inondata di fiori per augurarle una pronta guarigione, spiega che all’inizio non aveva capito cos’era successo, quando dopo essere stato interrogato il giovane aveva deciso di sferrarle diversi colpi al braccio e al capo.

«All’inizio pensavo di essere stata colpita da qualcosa che cadeva dal soffitto, magari un lampadario. Ero di spalle piegata su un banco, ho sentito il primo taglio fortissimo al collo. Ho girato il braccio per difendermi e ho sentito i fendenti dall’alto che mi colpivano. Sono corsa fuori dall’aula da sola – continua ricostruendo la dinamica – i ragazzi sono rimasti bloccati dentro. Ho gridato aiuto. È allora che ho visto il sangue schizzare fuori dal braccio. Tutti gridavano, è stato un momento di grande confusione. Una ragazza della classe vicina mi ha dato una felpa per fermare l’emorragia. Avevo il braccio aperto, un collega lo ha sorretto tenendo chiusa la ferita».

Ad ogni modo, la prof ritiene che questo sia un caso isolato. «Io non ho una spiegazione, ci penseranno i magistrati e gli psicologi, ma non penso si possa ascrivere a un disagio diffuso tra i giovani. Il malessere c’è, ma non porta a questi gesti. Almeno è quello che voglio credere. Non pensavo di vivere una cosa del genere nella mia vita. Penso di essere un’insegnante molto dialogante con tutti gli studenti». Ragazzi e ragazze che l’hanno chiamata non appena uscita dall’ospedale venerdì. A breve con loro farà già una chiamata su Meet.

La professoressa, conclude l’intervista, confida in un suo ritorno all’istituto di via Einaudi in coincidenza del nuovo anno, a settembre. L’augurio, da parte di tutti, è che possa riprendersi al meglio. E che magari quelle scuse di cui ha parlato a Repubblica possano arrivare quanto prima.

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