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Attualità | 17 novembre 2023, 10:30

Altro che sfortuna: oggi è la Festa del Gatto Nero, ed è pure venerdì 17

Curiosità, leggende e superstizioni da sfatare per entrambi i miti

Altro che sfortuna: oggi è la Festa del Gatto Nero, ed è pure venerdì 17

Nero come la notte, elegante come una pantera, bistrattato come nessuno. Il 17 novembre non è un giorno come tanti altri, ma è la Giornata del Gatto Nero, il micio più chiacchierato al mondo.

Un’iniziativa nata per superare le tante superstizioni legate a questi affascinanti animali, ma che continuano a soffrire dello stigma di “porta sfortuna”. Già dal Medioevo, i felini neri venivano associati alle streghe e dovevano essere bruciati vivi. Nomea che si è poi protratta negli anni, perché chi di voi non tocca ferro quando gli attraversa la strada un gatto nero? O chi sceglie un gatto nero come compagno domestico?

La data non è un caso: in primis, perché il mese di novembre è quello più triste dell’anno, perché inizia con la commemorazione dei santi e dei morti, e poi il numero 17 è legato alla sfortuna. Il caso vuole che quest’anno cada di venerdì, di modo che possiamo sfatare due miti in un colpo solo.

Le cause della superstizione

Il Medioevo può essere considerato il secolo buio, anche, per quanto riguarda il gatto, perché è proprio in questo periodo che sono nati molti falsi miti e superstizioni sul suo conto. Quando si parla di gatti neri, la prima cosa che viene in mente è di associarli alle streghe. Tra i primi a trovare un’analogia tra queste due figure è stato Papa Gregorio IX nel 1200. Secondo alcune credenze popolari le streghe erano in grado di trasformarsi in gatti neri, tanto che si arrivò ad emanare una bolla in cui i gatti erano considerati figure demoniache e, quindi, si incentivava la loro eliminazione.

Inoltre, non è raro che si abbia timore di un gatto nero, che appare all’improvviso: la causa è da ricercare nelle vicende dei pirati e degli abitanti delle città costiere. I mici venivano utilizzati, infatti, dai corsari a bordo delle navi per dare la caccia ai roditori, dunque l’arrivo di queste figure, per gli abitanti delle città, era sinonimo di pericolo.

Falsi miti

Al contrario di ciò che spesso si crede, il gatto nero ha un buon carattere: educato, fedele e soprattutto molto predisposto a socializzare. Tuttavia, la sua indole è quella di uno spirito libero, per cui appena può ama gironzolare da solo e rimanere per ore e ore a contatto con la natura.

Da eliminare, perché fuori tempo, anche la credenza per cui porterebbe male vedersi la strada attraversata da un gatto nero. Risale a quando si andava a cavallo. I gatti facevano imbizzarrire gli equini. Tutto passato. I mezzi di trasporto sono altri e altro dovrebbe essere l’affetto verso animali esattamente come gli altri.

Il gatto nero simbolo di fortuna

Il gatto nero non viene considerato solo presagio di sfortuna, in alcuni contesti è visto come un simbolo di fortuna. Ad esempio nell’antico Egitto venivano considerati sacri e per questo venerati, perché la dea della fecondità e protettrice delle case Bastet aveva le sembianze di una sensuale donna con la testa di gatto nero.

Anche nell’antica Roma la figura del gatto nero simboleggiava abbondanza e benessere, infatti averne uno in casa portava fortuna. Dopo la sua morte, inoltre, secondo una tradizione si dovevano cospargere le sue ceneri nei campi per avere un raccolto fruttuoso.

«In tempi più recenti - spiega l’associazione Italiana Difesa Animali ed Ambiente - i gatti neri sono stati oggetto di sacrificio da parte di gruppi esoterici e considerati animali porta sfortuna specialmente nella credenza popolare, mentre nella cultura anglosassone il gatto nero è considerato emblema della dea bendata, ovvero della fortuna».

In Scozia, secondo una tradizione celtica, la fata Sìth era in grado di assumere la forma di un gatto nero. Perciò, in base ad una leggenda, le ragazze che avevano un gatto nero in casa avevano molti pretendenti ed era sinonimo di prosperità.

La Befana e altre leggende sul gatto nero

La leggenda narra che la notte del 6 gennaio, un gatto tigrato, mentre accompagnava la Befana nella distribuzione dei regali, spinto dalla curiosità si sporse dalla scopa e cadde giù, finendo nel caminetto di una casa. A quel punto la befana, invece di arrabbiarsi e correre a recuperare il suo compagno a quattro zampe, lasciò il suo gatto, diventato nero, come regalo alla famiglia. Quest’ultima, con immensa gioia e stupore, lo accolse a braccia aperte ed è da quel momento che sulla terra accanto ai gatti tigrati iniziarono a circolare anche i gatti neri. Questa leggenda vuole insegnare che i gatti neri sono simbolo di buona fortuna, perché considerati come regalo della notte dell’Epifania.

Come si festeggia la Giornata del gatto nero?

Non c’è un modo solo per festeggiare la Giornata del gatto nero. Se avete un micio nero, potete fargli qualche coccola in più, dargli dei premi in cibo o comprargli un giochino nuovo. Inoltre, approfittatene per leggere Il gatto nero di Edgar Allan Poe, mentre i più piccini potrebbero cantare “Volevo un gatto nero” o divertirsi a disegnare e colorare immagini di gatti.

Fermo restando che i gatti vanno festeggiati ogni giorno, ogni ora e ovunque nel mondo, perché non provate anche a contattare qualche gattile per dare un contributo, oppure per adottare un gatto nero, dicendo basta a tutte queste superstizioni? Attenzione, però: non è valido incrociare le dita.

Venerdì 17 porta sfortuna?

Venerdì 17 novembre, per gli scaramantici, si prospetta una lunga giornata in cui ci sarà da toccare ferro. Per quanto riguarda il venerdì 17, partiamo dall’inizio. Da dove nasce questa superstizione? Vediamo di scoprirne qualcosa in più.

L’anagramma romano di morte

Secondo alcuni, le origini della credenza legata al venerdì 17 come giorno “iellato” risalgono all’antica Roma: il 17 in numero romano XVII anagrammato è VIXI, che in latino significa “Ho vissuto”, inteso anche come “La mia vita è finita”, presagio di sventura o morte.

Dal Vecchio al Nuovo Testamento

Ma c’è chi ritiene che l’idea di considerare il 17 come numero sfortunato sia religiosa. Nell’Antico Testamento, infatti, si racconta che il diluvio universale avvenne il 17 del secondo mese. Per quanto riguarda l’associazione del numero 17 con il giorno di venerdì è presto detto: per i credenti Gesù è morto in croce proprio di venerdì.

Il mese dei morti

A voler essere davvero superstiziosi, il giorno più sfortunato di tutti sarebbe venerdì 17 novembre in quanto a novembre si celebra la festa dei Morti. Novembre è anche chiamato il mese del defunto.

I pitagorici e la battaglia di Teutoburgo

Ma molti legano la superstizione del venerdì 17 alla tradizione ellenistica. Nell’antica Grecia infatti i pitagorici disprezzavano questo numero perché si trovava fra il 16 e il 18, due numeri considerati la pura rappresentazione dei quadrilateri 4×4 e 3×6. Non solo: il 17 nella cultura latina fa riferimento alla battaglia di Teutoburgo, avvenuta nel 9 d.C., dove i romani si scontrarono con i germani di Erminio. In quella battaglia le legioni XVII, XVIII e XIX vennero distrutte e a quei numeri venne associata morte e sventura.

La smorfia napoletana e l’eccezione della Cabala

La sfortuna del 17 è stata confermata anche dalla smorfia napoletana, secondo cui il numero sarebbe legato alla disgrazia. Unica eccezione sembra essere la Cabala, dove invece il 17 ha una funzione benefica, poiché nasce dalla somma numerica delle lettere ebraiche têt (9) + waw (6) + bêth (2). Queste, una volta lette, creano la parola tôv, che vuol dire “buono, bene”.

E negli altri Paesi?

Solo in Italia si ritiene che la coincidenza di venerdì con il numero 17 porti sfortuna, in altri paesi occidentali come Stati Uniti, Finlandia, Regno Unito si dice che il giorno “iellato” per antonomasia sia il venerdì 13.

Peggio venerdì 13 o 17?

Il venerdì 17 si trova però in buona compagnia. Nella lista dei giorni “sfigati” c’è infatti anche il 13, considerato sfortunato, perché situato dopo il 12, numero che rappresenta la perfezione ed è considerato magico. Basti pensare ai 12 segni zodiacali, 12 dei dell’Olimpo, 12 apostoli, 12 mesi dell’anno.

Silvia Gullino

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